Buonasera da Nizza, sono Rachel Costa. Appuntamento con un rapido aggiornamento sui risultati delle elezioni municipali in Francia,
« Nous l’avons fait ! » : Eric Ciotti proclama la vittoria a Nizza davanti ai suoi sostenitori
Poco prima delle 21, Eric Ciotti è entrato nel suo quartier generale di campagna accolto da un’ovazione fragorosa dei suoi sostenitori. Il presidente del gruppo parlamentare UDR, candidato dell’unione tra la destra e il Rassemblement National, ha salutato la folla con un sorriso trionfante prima di annunciare: « Cari amici, credo che il suspense sia limitato, ma sono felice di dirvi che abbiamo conquistato la mairie di Nizza ! »
Nel suo discorso appassionato, Ciotti ha celebrato questa « vittoria immensa » costruita insieme: « Stasera le mie prime parole sono per voi, che ci avete dato una fiducia enorme. Questa vittoria è bellissima, ci riempie di gioia e di felicità, e sono convinto che porti la stessa gioia e lo stesso sollievo alla maggioranza delle nizzarde e dei nizzardi che speravano in questo cambiamento. Ce l’abbiamo fatta ! Ce l’abbiamo fatta in mezzo allo scetticismo, al disprezzo e all’avversità. » Ha poi ricordato la durezza della campagna – « non ci è stato risparmiato nulla » – ma ha subito guardato avanti: « Quello che conta è guardare al futuro, con gli uomini e le donne che hanno creduto in questa speranza di alternanza. » Un ringraziamento speciale è andato a Jean-Pierre Rivière, il primo arrivato dalla società civile, e a tutti coloro che hanno reso possibile questo « grande rassemblement ».
Secondo l’estimazione Ifop-Fiducial per TF1, LCI e Sud Radio, Eric Ciotti vince con il 45 % dei voti espressi contro il 39,5 % del sindaco uscente Christian Estrosi (Horizons) e il 15,5 % di Juliette Chesnel-Le Roux (PS-PCF-Écologistes). L’astensione si è attestata intorno al 40 %. Su X, il nuovo sindaco ha ringraziato gli elettori nizzardi per questa « larga vittoria », chiudendo un’era e aprendo una nuova pagina politica per Nizza sotto il segno dell’unione delle destre.
Ore 20:45
I primi risultati del secondo turno delle municipali arrivano. Il leader dell’UDR, alleato con il RN, Eric Ciotti, ha rivendicato domenica 22 marzo una vittoria storica a Nice, dove ha battuto il sindaco uscente Christian Estrosi. A Marseille, il sindaco uscente di sinistra Benoît Payan vince nettamente con il 54,6% dei voti, davanti al candidato RN Franck Allisio (39,1%) e alla LR Martine Vassal (6,3%), secondo le stime Ipsos-BVA-Cesi per France Télévisions, Radio France e LCP-Public Sénat.
A Toulon, la candidata RN Laure Lavalette è stata sconfitta dalla rivale di destra Josée Massi, con il 47,4% contro il 52,6%, secondo le stime Ipsos-BVA. A Nîmes, il candidato PCF-PS-Ecologista Vincent Bouget (40,5%) prevale sul RN Julien Sanchez (37,9%) e sul LR Franck Proust (21,6%). La mairie di Besançon, a sinistra dal 1953, passa a destra con la vittoria di Ludovic Fagaut (53,1%) sulla uscente Anne Vignot (46,9%). La destra ha anche reclamato il successo a Clermont-Ferrand, mentre gli Ecologisti hanno ammesso la sconfitta a Poitiers. Edouard Philippe è stato rieletto al Havre, mentre a Roubaix vince il candidato LFI David Guiraud con il 53,2%. L’astensione finale si attesta intorno al 43%, inferiore al 2020 ma superiore al 2014. L’attenzione resta alta su Paris, Lyon e Marseille, dove il suspense continua con sfide decisive tra sinistra, destra e altre forze.
Parigi resta a sinistra: Emmanuel Grégoire vince nettamente il secondo turno delle municipali
Emmanuel Grégoire, il socialista ex primo vicesindaco di Anne Hidalgo, ha conquistato la mairie di Parigi con il 53,1% dei voti al secondo turno, secondo le stime Ipsos-BVA-Cesi per France Télévisions, Radio France e LCP-Public Sénat. Rachida Dati, candidata della destra, si è fermata al 38%, mentre Sophia Chikirou di La France Insoumise ha chiuso terza con l’8,9%. Una triangolare che si è risolta con un margine ampio per la sinistra, confermando Parigi come roccaforte progressista nonostante le manovre dell’opposizione.

Rachilda Dati
Rachida Dati era partita in svantaggio di dodici punti al primo turno, ma nell’entre-deux-tours aveva tentato il tutto per tutto: prima la fusione con la lista centrista di Pierre-Yves Bournazel, poi il ritiro provvidenziale di Sarah Knafo, la candidata di estrema destra che aveva sfiorato il 10%. Sembrava che i voti di centrodestra e destra estrema potessero convergere massicciamente su di lei, ma il report non è stato sufficiente a ribaltare la partita. La sinistra ha martellato sul “pericolo” di un’alleanza implicita tra Dati e l’estrema destra, evocando scenari da incubo tipo Chirac con Le Pen a sostegno.
Grégoire, dal canto suo, ha scelto la linea dura: niente fusione tecnica con Sophia Chikirou, accusata di aver “passato il tempo a colpirci”. Il messaggio ai suoi elettori è stato chiaro: un voto per LFI avrebbe solo aiutato Dati. La partecipazione è salita al 61,3%, in leggero aumento rispetto al primo turno, segno che la posta in gioco ha mobilitato i parigini. Alla fine, la strategia del “campo largo” a sinistra ha funzionato senza bisogno di compromessi: Parigi resta saldamente a sinistra, e Grégoire può brindare a una vittoria limpida e senza debiti politici.
A Lione la destra annuncia ricorso

Editoriale di Rachel
Ah, i francesi e il loro adorabile balletto di alleanze, ritiri e ricorsi (con contorno di indignazione selettiva)
Benvenuti nel teatro nazionale francese, dove la politica non è mai noiosa, è solo incomprensibile a chi non ha il manuale delle sottigliezze galliche. A Parigi, Rachida Dati si lancia in una rimonta da film d’azione: fusione lampo con i centristi, ritiro provvidenziale della ragazza di estrema destra che misteriosamente sparisce proprio quando serviva, e via con la grande coalizione anti-sinistra. Sembra il sogno bagnato di ogni commentatore di talk-show: “finalmente la destra si unisce!”. Risultato? Grégoire vince con la faccia di chi non ha dovuto nemmeno sporcarsi le mani stringendo la zampa a Mélenchon. La sinistra urla “pericolo fascista!”, poi brinda con champagne bio senza aver ceduto un millimetro. Classico: minacciare l’apocalisse per tenere tutti in riga, e poi vincere senza muovere un dito. Chapeau.
A Lione invece entriamo nel genere commedia giudiziaria. Jean-Michel Aulas, l’uomo che per vent’anni ha fatto credere che l’Olympique Lyonnais fosse il Real Madrid di periferia, perde di un soffio (51,1% a 48,9%) e immediatamente grida al complotto: “irregolarità! Ricorso! L’écart è sotto i mille voti!”. Traduzione simultanea dal politichese francese: “Ho perso, ma non accetto la sconfitta perché in Francia perdere di misura è solo un invito a fare causa”. Il povero Doucet, che probabilmente stava già preparando il discorso ecologista-commovente, si ritrova a dover difendere il seggio in tribunale invece che in consiglio comunale. Perché sì, in questo paese meraviglioso la democrazia si misura anche in numero di avvocati assoldati il lunedì mattina.
Nel resto della Francia è il solito circo a tre piste: la sinistra tiene le sue città-fortezza come se fossero Verdun, la destra incassa qualche contentino qua e là, l’estrema destra festeggia a Nizza come se avesse preso la Bastiglia, e tutti quanti – vincitori e vinti – si guardano con l’aria di chi ha appena scoperto l’acqua calda: “ma guarda un po’, l’astensione è scesa… forse stavolta ci hanno preso sul serio”. O forse semplicemente i francesi, dopo aver passato cinque anni a lamentarsi di tutto, ogni tanto vanno a votare per non sentirsi in colpa.
Morale della favola? In Francia la politica è come il traffico parigino: tutti corrono, si insultano, si tagliano la strada, si fondono, si ritirano all’ultimo secondo, e alla fine nessuno arriva davvero primo, ma tutti sono convinti di aver vinto moralmente. E se perdono, beh, c’è sempre il ricorso. O il ricorso al ricorso. O il ricorso al ricorso al ricorso. Parce que c’est comme ça, chez nous.
Vive la République, vive la chicane, et vive le drama.

Koan del giorno
Chiusura.
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