Benvenuti al notiziario di Francia24 e Centrale Milano per giovedì 23 aprile 2026, su Francia24.com, in podcasting, tramite chatbot IA e in Onde Medie sui 1575 kHz. Da Nizza Marco Hugo Barsotti, da Parigi Rachel Costa.
Morte di un secondo soldato francese in Libano: c’è “ la responsabilità di Hezbollah”, secondo un segretario generale aggiunto dell’ONU
C’è “un fascio di indizi che suggeriscono la responsabilità del Hezbollah”, afferma Jean‑Pierre Lacroix, segretario generale aggiunto alle operazioni di mantenimento della pace delle Nazioni Unite, mercoledì 22 aprile, su franceinfo. Lacroix commenta la morte di Anicet Girardin, caporale‑capo del 132° reggimento di fanteria cinotecnica di Suippes, nella Marna. Il militare è deceduto mercoledì per le ferite riportate in seguito a un attacco avvenuto sabato nel sud del Libano, che ha anche ucciso l’adjunt Florian Montorio. Entrambi operavano per la Forza Interinale delle Nazioni Unite in Libano (FINUL).
“Ciò che sappiamo è che si trattava di una pattuglia impegnata ad aprire una via d’accesso, una strada su cui sono presenti ordigni esplosivi e mine”, spiega Lacroix. Secondo il segretario generale aggiunto, le indagini proseguono per stabilire la responsabilità dell’attacco. Evidenzia che “chi ha sparato contro i caschi blu non è un elemento di un esercito né è personale in uniforme; è un gruppo armato, in una zona in cui tradizionalmente è presente una forte presenza del Hezbollah, dove sono state trovate numerose depositi d’armi”. Le autorità libanesi hanno avviato a loro volta un’inchiesta.
Secondo Lacroix i soldati della FINUL sono “intrappolati tra più fuochi” nel sud del Libano: “Ultimamente i nostri caschi blu sono stati bersaglio sia delle forze armate del Hezbollah sia dell’esercito israeliano”.
Editoriale
Duunque ci troviamo difronte a un assassinio commesso da Hezbollah. Non da altri. Ma come per incanto la colpa deve comunque ricadere anche su Israele che – ci risulta – contro i francesi non ha mai sparato. Antisemitismo, come sempre. Ma proseguiamo.
Proseguiamo le indagini su incidenti dove emergono primi elementi di fuoco di carri armati […] provenienti dall’esercito israeliano”. Ricorda inoltre che la FINUL svolge un ruolo di supporto: “Affinché la missione possa operare, è necessario un adeguato mandato politico… e, nel caso del sud del Libano, si tratta del disarmo delle milizie e del ripristino dell’autorità libanese”.
L’articolo riporta le dichiarazioni dell’ONU sulla morte del soldato francese Anicet Girardin in Libano, evidenziando le indagini in corso sul possibile coinvolgimento di Hezbollah e le dinamiche di conflitto nella zona.
Fact Check by GPT-OSS:20b
Attal tenta di trasformare la sua vita in una causa politica: perché il ministro racconta la sfera privata per preparare la candidatura presidenziale
Durante la campagna mediatica legata all’uscita del suo libro En homme libre, Gabriel Attal mette al centro un racconto personale, rischiando di far retrocedere la politica in secondo piano.
L’ex primo ministro, che ha pubblicato il volume giovedì 23 aprile, ha intensificato le apparizioni televisive e radiofoniche per promuoverlo. In ciascuna occasione, il leader di Renaissance ritorna a parlare a lungo di episodi della sua vita privata: le dipendenze al gioco e alla droga del padre, il suo primo trenino Lego, il forte legame con la madre e le sorelle, e la sua storia d’amore tormentata con Stéphane Séjourné, ex ministro degli Affari Esteri e attuale commissario europeo, il suo primo computer, un Atari 500.
La domanda aperta è se si tratti di un’esibizione forzata o di una trasparenza necessaria nell’era dei social media. L’analisi di France Info da cui prendiamo questa notizia mostra che la strategia comunicativa di Attal punta a una possibile candidatura alle elezioni presidenziali del 2027.
Editoriale (breve)
Ci vien da dire “Ma va?”. Ci vogliono gli analisti politici per capire che se esce un libro oggi e se si parla di trenini e vecchi amori, e se l’anno prossimo ci sono le elezioni presidenziali, allora e’ probabile che un giovane politico stia posizionandosi?. Ma passiamo oltre.
Buongiorno da Parigi. Sono Rachel Costa: continuiamo con l’articolo relativo ad Attal.
Secondo Raphaël Haddad, fondatore dell’agenzia di comunicazione Mots‑Clés, pubblicare un libro in Francia è “un rito di presidenzializzazione”. “È un passaggio obbligato perché una elezione presidenziale è l’incontro tra una persona e un Paese; nasce quindi un momento di verità in cui lo storytelling diventa indispensabile”. Ariane Ahmadi, presidente di Kerman Consulting, aggiunge che il racconto autobiografico è indispensabile per tradurre chi si è in “l’incarnazione di ciò che si propone”.
Anche i sostenitori politici lo confermano. La deputata Prisca Thevenot (EPR dei Hauts‑de‑Seine) afferma che il pubblico conosce Attal per le sue funzioni ma non per la sua vita e la sua personalità. Pieyre‑Alexandre Anglade (deputato EPR dei francesi all’estero) condivide lo stesso giudizio.
Tuttavia, alcuni ritengono che le rivelazioni siano troppo intime, soprattutto quando Attal parla dei problemi di coppia con Séjourné. Una voce critica del governo commenta che “cercare compassione da parte di francesi che faticano, quando proveniamo da una borghesia parigina privilegiata, risulta indecente”. Un altro osservatore, vicino a Emmanuel Macron, domanda: “Quando si è candidato, è obbligatorio dichiarare la situazione matrimoniale, ma fino a che punto è opportuno spingersi?”.
Haddad risponde con più indulgenza: “Attal sa che per lavorare la sua presidentabilità deve spezzare l’armatura, quindi usa ogni mezzo”. Tuttavia, la comunicatrice politica avverte: “Se il racconto personale non è sostenuto da una visione politica, resta a livello di gossip”.
Il desiderio di Attal di ricorrere alla gestazione per altri (GPA) per avere un figlio è interpretato come segnale del suo posizionamento a sinistra sui temi sociali, trasformando la vita privata in un manifesto politico. Prisca Thevenot sostiene che “raccontare chi è permette di capire meglio il progetto per il Paese”, mentre Anglade afferma che “si espone per spiegare i suoi combatimenti e le sue convinzioni”.
In un intervento a “C‑à‑vous” su France 5, Attal denuncia “un torrent di omofobia” scaturito dalla pubblicazione dei primi estratti del libro. La risposta dei suoi sostenitori è di ribadire il progresso sui temi di società, pur avvertendo che tale narrazione rischia di parlare solo a una parte della popolazione, principalmente ai “CSP+” sui social.
Nel breve periodo, la promozione del libro ha anche un obiettivo commerciale: le cifre di vendita sono “un enjeu” per Attal, come testimoniano gli osservatori del settore. L’entourage promette comunque di riprendere la politica con un grande meeting a Parigi il 30 maggio, preceduto da tournée regionali.
Questo articolo analizza la strategia di Gabriel Attal di combinare autobiografia e politica per costruire la propria immagine di futuro candidato alla presidenza.
Fact Check by GPT-OSS:20b
Vi leggo ora il mio editoriale odierno.
Editoriale di Rachel – “Attal: il romanzo della casa propria per la Casa Bianca”
Dunque, Gabriel Attal scopre improvvisamente il fascino del racconto intimo: il trenino Lego, le pene di cuore, i demoni familiari… e, guarda caso, lo fa proprio mentre si avvicina l’orizzonte del 2027. Coincidenze, direbbe qualcuno. Narrazione strategica, direbbe chi ha meno fantasia e più memoria.
Gli esperti di comunicazione citati dall’articolo, con i loro consigli da “coach di storytelling”, ci ricordano che la Francia ama i protagonisti resilienti. Eppure, a parlare di resilienza, il nostro Attal sembra più occupato a curare l’immagine di una famiglia “benedetta” che a delineare una vera programmazione di governo. È un po’ come chiedere a un cuoco di vendere il suo ristorante raccontando la ricetta del suo soufflé personale: il piatto rimane un mistero.
Il punto non è se la sincerità sia ammessa in politica — lo è, persino auspicabile. Il punto è quando e come. Perché quando la confessione diventa calendario editoriale, e il ricordo personale si sincronizza con l’agenda elettorale, allora il dubbio smette di essere cinico e diventa metodologico.
E così vediamo sfilare un’infanzia accuratamente selezionata, una relazione con Stéphane Séjourné evocata quanto basta, e perfino un glorioso Atari 500 a dare un tocco rétro. Un mosaico umano, certo. Ma anche un casting: il candidato empatico, resiliente, moderno.
Ci si chiede: è trasparenza o sceneggiatura? Perché tra il dire “vi racconto chi sono” e il suggerire “ecco perché dovreste votarmi” il passo è breve, e spesso ben provato.
In fondo, la politica non è mai stata allergica alle storie personali. Ma quando la biografia diventa programma, e il programma resta sullo sfondo, allora forse non stiamo leggendo un libro. Stiamo guardando un trailer.

Koan del giorno
Un monaco chiese a Zhaozhou:
“Un politico che racconta la sua vita dice la verità o cerca voti?”
Zhaozhou rispose:
“Quando piove, l’acqua cade.”
Il monaco insistette:
“Ma allora è sincero o calcolatore?”
Zhaozhou disse:
“Se guardi il cielo, ti bagni. Se guardi l’acqua, ti perdi le nuvole.”
Il monaco rimase in silenzio.
Ma torniamo alle notizie.
100 euro spesi dal datore di lavoro, 52,80 euro nella tasca del dipendente francese: la pressione fiscale sui salari al livello più alto degli ultimi 10 anni nell’OCSE (la Francia è al 3° posto)
Nei paesi dell’OCSE la tassazione sul lavoro ha raggiunto, nel 2025, il suo livello più elevato dagli ultimi dieci anni. Un dipendente medio senza figli percepisce in media un “coin fiscale” (imposte sul reddito più contributi sociali a carico del datore e del dipendente) del 35,1 % nei 38 paesi dell’organizzazione, contro 34,9 % nel 2024. In pratica, su 100 euro spesi dal datore di lavoro, circa 35,10 euro vanno a imposte e contributi, mentre 64,90 euro restano a disposizione del dipendente sotto forma di salario netto e benefit.
Il “coin fiscale” più alto è stato registrato nel Regno Unito, dove è passato a 32,4 % a causa dell’aumento dei contributi patronali all’assicurazione nazionale e della mancata adeguatezza delle soglie fiscali all’inflazione. Nonostante ciò, il Regno Unito rimane al di sotto della Francia, che si posiziona al terzo posto nell’OCSE con un “coin fiscale” del 47,2 %. Questo significa che, in Francia, su 100 euro spesi dal datore, il dipendente riceve solo 52,80 euro netti. In confronto, un lavoratore britannico ottiene circa 67,60 euro e un americano circa 70 euro, sebbene con sistemi di protezione sociale meno generosi.
La pressione fiscale in Francia è particolarmente alta a causa delle elevate contribuzioni patronali: imposta sul reddito e contributi sociali a carico del datore rappresentano il 82 % del totale della pressione fiscale sul lavoro, rispetto al 77 % della media OCSE. Tale peso riduce notevolmente il salario netto e può frenare le assunzioni, poiché aumenta il costo del lavoro per le imprese.
Tra i paesi europei, la tassazione del lavoro rimane la più forte: il Belgio guida la classifica con un “coin fiscale” del 52,5 %, seguito dalla Germania (49,3 %) e dalla Francia. Alcune nazioni, come l’Estonia, hanno aumentato la loro imposta sul reddito (da 20 % a 22 % nel 2025), mentre altre, tra cui l’Italia, l’Australia, l’Irlanda e gli Stati Uniti, hanno ridotto i prelievi, con l’Italia che ha accorciato il “coin fiscale” di 1,2 punti grazie a sgravi per i redditi medi.
Nel 2025, 24 dei 38 paesi OCSE hanno visto aumentare la pressione fiscale sul lavoro, 11 l’hanno ridotta e 3 sono rimasti stabili. Questo trend rischia di indebolire il mercato dell’occupazione: salari netti più bassi per i lavoratori e costi più alti per i datori di lavoro possono ridurre gli incentivi all’assunzione e al lavoro, con possibili effetti negativi sulla crescita in un contesto di rallentamento economico, invecchiamento della popolazione e spese pubbliche crescenti.
Questo articolo riepiloga i risultati dell’analisi OCSE sul carico fiscale sui salari nei paesi membri.
Fact Check by GPT-OSS:20b
Rassegna Stampa francese
Benvenuti alla Rassegna Stampa Francese, da Parigi sono Rachel Costa.
France24 – Live: Gli Stati Uniti non indicano una data per porre fine alla guerra con l’Iran; Donald Trump dichiara soddisfatto del blocco navale
La Casa Bianca ha confermato che non esiste un calendario per la fine del conflitto in corso nello stretto di Hormuz, nonostante le ripetute richieste di dialogo da parte di Teheran. Il presidente Trump, intervenuto ieri, ha espresso “soddisfazione” per la continuità del blocco, definendolo un “segno di forza”. Le autorità statunitensi hanno intensificato le pattuglie navali nella zona, segnalando più incidenze di scontri armati. Nel frattempo, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha avviato una sessione d’emergenza per valutare l’impatto sulla sicurezza internazionale e sui flussi commerciali globali. L’economia globale, già sotto pressione per l’aumento dei prezzi dell’energia, rischia ulteriori turbolenze.
Sarah Rachel, esperta di geopolitica, commenta: “Uno spettacolo da circo, dove i protagonisti non hanno né copione né rispetto per la realtà. Trump fa la sua scena da eroe, gli Usa brandiscono la forza senza una chiara strategia, e il mondo resta a guardare il sipario bruciare. E noi? Continuiamo a pagare il conto di un conflitto che sembra non avere fine né fine programmata. È il classico circo dell’assurdo, dove il pubblico è obbligato a vedere lo spettacolo, ma non può più fuggire.”
BFM Business – Tesla annuncia 25 miliardi di investimenti in IA e robotica, ma le azioni scendono
Durante la conferenza stampa di Wall Street, Elon Musk ha rivelato un piano di investimento pari a 25 miliardi di dollari per potenziare le divisioni di intelligenza artificiale e robotica di Tesla. La strategia mira a lanciare nuovi modelli di veicoli autonomi entro il 2027 e a consolidare la leadership dell’azienda nel settore dei chip proprietari. Nonostante le ambiziose dichiarazioni, il mercato ha reagito negativamente: le azioni di Tesla hanno registrato un calo del 3,5 % nella sessione post‑mercato, riflettendo le preoccupazioni degli investitori sulla sostenibilità dei costi e sulla concorrenza nella corsa all’IA. Gli analisti sottolineano il rischio di un “over‑capacity” tecnologico in un contesto di crescente rivalità con giganti come Alphabet e Nvidia.
FranceInfo – Iniziative di riduzione della spesa: i ministri hanno 4 miliardi da risparmiare, ma la Difesa resta al sicuro
Il segretario al Tesoro, Sebastiano Lecornu, ha inviato una circolare ai ministri chiedendo di identificare 4 miliardi di euro di risparmi entro la fine dell’anno. Le misure proposte includono il taglio delle spese operative, la revisione dei contratti di fornitura e la sospensione di progetti non prioritari. Tuttavia, il comparto della Difesa è stato esentato da questi tagli, con l’obiettivo di mantenere i livelli di spesa previsti per il prossimo esercizio, incluso l’aumento della capacità di deterrenza. Il Governo ha sottolineato l’importanza di preservare la sovranità nazionale pur affrontando la “necessaria ma dolorosa” disciplina di bilancio.
BFM Business – Le associazioni dei corrieri denunciano 63 ore di lavoro settimanali e chiedono fine alla “tratta degli esseri umani” contro Deliveroo e Uber Eats
Due organizzazioni sindacali hanno presentato una denuncia collettiva contro i gig‑economy platform Deliveroo e Uber Eats, accusandoli di imporre turni estenuanti – fino a 63 ore alla settimana – senza garantire salari minimi né tutele contrattuali. Il fascicolo evidenzia la mancanza di orari di riposo, la dipendenza dalla disponibilità di lavoro “on‑demand” e il rischio di vulnerabilità sociale per i corrieri. Le associazioni hanno richiesto l’intervento dei giudici del lavoro per riconoscere il fenomeno come “tratta di esseri umani”. Le piattaforme hanno risposto con una dichiarazione assicurando che stanno rivedendo le politiche di remunerazione e i criteri di sicurezza.
FranceInfo – L’economia iraniana in ginocchio: inflazione oltre il 50 %, due milioni di posti di lavoro persi
Le statistiche del Fondo Monetario Internazionale mostrano che l’Iran sta vivendo la più grave recessione degli ultimi decenni, con un’inflazione annua che supera il 50 % e una perdita stimata di due milioni di occupati a causa delle sanzioni internazionali e del blocco marittimo. Le industrie manifatturiere, in particolare quelle legate al petrolio, hanno visto una contrazione della produzione del 30 %. Il governo ha cercato di mitigare la crisi con sussidi energetici temporanei, ma la scarsità di risorse e la fuga di capitali continuano a peggiorare la situazione socio‑economica.
BFM Business – TotalEnergies difende l’uso del petrolio di fronte alle proteste studentesche
Durante una tavola rotonda con studenti universitari a Parigi, il CEO di TotalEnergies, Patrick Pouyanné, ha risposto alle richieste di riduzione dell’uso dei combustibili fossili, affermando che il 80 % dell’energia mondiale dipende ancora dal petrolio e dal gas. Ha sottolineato gli investimenti dell’azienda in tecnologie a basse emissioni, ma ha anche ribadito la necessità di garantire la sicurezza energetica globale. Le proteste studentesche hanno proseguito con manifestazioni a più campus, chiedendo una transizione più rapida verso fonti rinnovabili.
FranceInfo – Il costo delle nuove “aiuti carburante” salta a 180 milioni di euro in maggio
Il Ministero dell’Economia ha annunciato che le ulteriori misure di sostegno al prezzo del carburante previsto per maggio avranno un impatto di 180 milioni di euro sul bilancio, un aumento di 30 milioni rispetto al mese precedente. Il pacchetto prevede sconti ai consumatori e incentivi per i veicoli più inquinanti, con l’obiettivo di attenuare l’effetto dell’aumento dei prezzi del petrolio derivante dal conflitto in Medio Oriente. Alcuni gruppi di consumatori hanno criticato la misura, ritenendola insufficiente a fronte dell’inflazione globale.
BFM Business – Il presidente del Perù vuole annullare l’acquisto di jet F‑16 statunitensi
Il nuovo presidente peruviano, José Luis Calle, ha espresso la volontà di revocare l’accordo per l’acquisto di aerei da combattimento F‑16, firmato dal precedente governo. Il provvedimento è motivato dall’escalation dei costi e dalla crescente pressione internazionale per ridurre le spese militari. Il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha risposto con fermezza, avvertendo di possibili ripercussioni diplomatiche e commerciali. Il Parlamento peruviano dovrà votare la decisione nelle prossime settimane.
FranceInfo – Le disuguaglianze di reddito tra gli agricoltori superano quelle dei cittadini urbani
Uno studio dell’INSEE rivela che il rapporto di ridistribuzione del reddito tra i 10 % più ricchi e i 10 % più poveri è 4,1 volte più elevato tra le famiglie di agricoltori rispetto alla media nazionale. Le cause includono l’accesso limitato a finanziamenti, la dipendenza dalle fluttuazioni dei prezzi delle materie prime e la concentrazione della proprietà terriera. Il rapporto richiede politiche mirate a ridurre il divario e a sostenere le micro‑imprese agricole.
BFM Business – Velvet presenta il suo primo treno ad alta velocità, con servizi in programma dal 2028
Il nuovo operatore ferroviario Velvet ha svelato il prototipo del suo primo treno ad alta velocità, destinato a collegare le principali città del Nord‑Ovest francese entro il 2028. Il veicolo, costruito da Alstom, può raggiungere i 320 km/h e prevede servizi di classe premium, Wi‑Fi avanzato e sistemi di ticketing digitali. L’iniziativa è sostenuta da fondi regionali e mira a ridurre la dipendenza dalle linee SNCF, favorendo una maggiore competitività nel settore dei trasporti.
FranceInfo – I sindacati organizzano manifestazioni contro l’austerità: aumento dei salari e parità di genere al centro della protesta
Diverse organizzazioni sindacali hanno indetto una serie di cortei in tutta la Francia, chiedendo misure concrete per aumentare i salari minimi e garantire la parità di genere sul posto di lavoro. Le richieste includono un rialzo del salario minimo del 10 % entro il prossimo anno e l’introduzione di quote obbligatorie per le donne nei consigli di amministrazione delle grandi imprese. Il Governo ha risposto con un tavolo di negoziazione, ma le proteste continuano a crescere, evidenziando il malcontento diffuso.
BFM Business – Il CAC 40 cade dopo l’annuncio di due navi sequestrate nello stretto di Hormuz
Il principale indice borsistico francese ha chiuso in ribasso del 0,9 % a 8 160,40 punti, dopo che le autorità hanno comunicato la cattura di due imbarcazioni in violazione del cessate‑il‑fuoco nella zona di Hormuz. L’intervento delle forze americane ha suscitato timori di una nuova escalation nel conflitto gallo‑mediorientale, facendo scendere i titoli energetici e di trasporti. Gli analisti avvertono di una volatilità persistente nei mercati azionari finché la situazione non si stabilizzerà.
Meteo Parigi e Milano per giovedì 23 aprile 2026
Parigi – Giornata assolata e temperature miti
Le previsioni aggiornate dall’esperto Régis Crêpet indicano che il bollettino è stato emesso alle 03:30 con affidabilità eccellente. La mattina si presenta limpida con temperatura di 10 caratterizzata da una leggera brezza nord‑est a 15 km/h. Nel pomeriggio il sole domina con picchi di 22, vento che si intensifica provenendo da est a 20 km/h, senza alcuna probabilità di pioggia. Il tramonto porta un cielo ancora sereno e temperature di circa 18, vento di 35 km/h da nord‑est. Nella notte la temperatura scende a 11, il cielo rimane completamente scoperto, il vento si placa a 15 km/h e non si attendono precipitazioni.
Milano – Sole stabile con caldo in aumento
Secondo il bollettino aggiornato dall’esperto Daniele Berlusconi di 3BMeteo, le previsioni sono state diffuse alle 07:26 con affidabilità molto alta (90‑95 %). La mattina milanese è poco nuvolosa, temperatura di 12, vento debole da nord‑est a 2 km/h. A metà giornata il sole splende pienamente, la temperatura sale a 22, vento debole da ovest‑sud‑ovest intorno a 1‑2 km/h, senza segni di pioggia. Il tardo pomeriggio continua con cielo sereno, temperatura di 20, vento rimane debole, direzione variabile. La sera il cielo resta chiaro, la temperatura scende a 16, vento di 3 km/h da sud‑ovest, nessuna precipitazione. Durante la notte la temperatura minima è 12, il cielo rimane limpido e il vento è praticamente inesistente.

Editoriale Meteo di Rachel – Il dramma del “cambiamento climatico” sulla rossetta
È veramente sorprendente come ogni lieve schiarita o una leggera brezza vengano trasformate in prova inconfutabile del riscaldamento globale: “Oh, finalmente il sole! Ecco la conferma che la Terra sta morendo!” Se davvero il cambiamento climatico fosse così evidente, forse avremmo smesso di attribuire al riscaldamento globale il semplice fatto che aprile è più caldo del solito, perché, si sa, la natura non si adatta mai.
E poi ci chiediamo: il codice dell’ospitalità climatica prevede un unico avvertimento per tutti, ma non appare mai un avviso per chi è davvero preoccupato di una pioggia isolata o di un vento più forte del previsto? Forse il vero cambiamento è il modo in cui, ogni giorno, trasformiamo ogni briciola di meteo in sensazionalismo.
Koan del giorno
Il monaco chiese a Zhaozhou: “Maestro, perché oggi il cielo è sereno e il vento è debole?” Zhaozhou rispose: “Il cielo non pensa, il vento non ha voglia, ma noi continuiamo a cercare il senso dove non c’è nulla.”
E questo il meteo di oggi.
Chiusura.
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