Benvenuti al notiziario di Francia24 e Centrale Milano per mercoledì 18 marzo 2026, su Francia24.com, in podcasting, tramite chatbot IA e in Onde Medie sui 1575 kHz. Da Nizza Marco Hugo Barsotti, da Parigi Rachel Costa.
Macron dice no a Trump: “escludo l’intervento francese nel corridoio strategico dell’Ormus durante i bombardamenti”
In una conferenza stampa tenutasi in margine al consiglio di difesa, il presidente Emmanuel Macron ha ribadito che la Francia non è “parte interessata” al conflitto in corso in Medio Oriente e che non parteciperà ad operazioni di protezione del traffico marittimo nello stretto d’Ormus finché non sarà “terminato il cuore dei bombardamenti”.
Il capo di Stato ha precisato che, una volta la situazione si sarà “più calma”, la Francia sarà disposta, insieme ad altri Paesi, a contribuire a un sistema di scorta per le navi che transitano quel passaggio cruciale per l’economia globale. Ha aggiunto che tale impegno richiederà un lavoro politico e tecnico con tutti gli attori del trasporto marittimo, assicuratori e operatori, nonché discussioni e una de‑conflittualità con l’Iran.
Macron ha sottolineato che nessuna operazione di “viva forza” sarà coinvolta e che le missioni di escort dovranno stare ben distinte dalle operazioni di guerra in corso. Ha inoltre menzionato gli scambi avviati con l’India e altri partner regionali.
Secondo il presidente, la Francia “non ha scelto questa guerra” e mantiene una posizione puramente difensiva, mirata alla protezione dei propri cittadini e al sostegno degli alleati, con l’obiettivo di garantire la libertà di navigazione e la circolazione marittima nella regione.
Nel frattempo, i membri della NATO e dell’UE hanno escluso un loro coinvolgimento diretto, mentre altre potenze come il Regno Unito e la Germania hanno respinto l’idea di un’operazione NATO nello stretto, lasciando aperta la possibilità di cooperazioni multilaterali future.
Contesto: dichiarazioni di Macron sul ruolo della Francia nella sicurezza del corridoio dell’Ormus durante le tensioni in Medio Oriente.
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Koan del giorno
Un monaco chiese a Zhaozhou: “Quando il fiume è in piena, il saggio attraversa o aspetta?”
“Attraversa quando è già sull’altra riva,” rispose Zhaozhou.
Il monaco insistette: “Ma se aspetta che le acque si calmino, è ancora coraggio?”
“Se chiami coraggio l’assenza di pericolo,” disse Zhaozhou, “allora anche la pietra è coraggiosa.”
Un altro monaco domandò: “E il saggio protegge le barche?”
“Quando il vento tace, anche un’ombra può fare da scorta,” rispose Zhaozhou.
Ma torniamo alle notizie.
Municipales 2026: ritiro di Sébastien Delogu a Marsiglia, alleanza sinistra‑destra a Strasburgo… ritorno sui fatti salienti della giornata
Fino all’ultimo momento le trattative sono proseguite in diverse grandi città il martedì 17 marzo. A Strasburgo l’ex ministra Catherine Trautmann ha stretto un’alleanza con il candidato di centro‑destra. A Marsiglia, colpo di scena: il candidato insoumis Sébastien Delogu ha deciso di ritirare la sua lista di fronte alla minaccia del RN.
Le liste qualificate avevano 48 ore per decidere se restare, disconferirsi o fondersi. Nel “Journal de campagne” di martedì 17 marzo si sono registrati avvicinamenti inaspettati e un vero e proprio colpo di scena a Marsiglia (Bouches‑du‑Rhône). Il candidato di sinistra, Benoît Payan, capofila, davanti al RN di Franck Allisio e alla LR di Martine Vassal, attendeva la decisione di Delogu. La stampa è stata convocata al mattino. L’atmosfera era quella dei pomeriggi di sconfitta: la fusione con i socialisti non avverrà. Per non rischiare una vittoria del RN, Delogu ha preferito gettare la spugna: «Decidiamo di ritirare la nostra lista e di non partecipare alle scommesse inconsapevoli di Benoît Payan».
Di conseguenza LFI non sarà più rappresentata nel Consiglio comunale. Le relazioni tra insoumis e socialisti erano già tese, ma la notizia resta dura da accettare per gli attivisti di LFI. «[Io penso] che avremmo dovuto restare e continuare a lottare. Non bisogna arrendersi al primo insuccesso», ha commentato una cittadina. Nel frattempo a Strasburgo (Bas‑Rhin) la socialista Catherine Trautmann, arrivata in testa, ha annunciato di fondersi con il candidato Horizons, Pierre Jakubowicz, arrivato sesto. Un’alleanza sinistra‑destra subito contestata dalla sindaca ecologista uscente e dal PS. In serata, secondo le informazioni di France Télévisions, il partito le ha revocato l’investitura socialista.
Al contrario, nella Corrèze a Tulle, la sinistra forma un blocco: il sindaco uscente, vicino a François Hollande, si è fuso con una lista che comprende militanti di La France Insoumise, con la benedizione dell’ex presidente, nonostante la sua opposizione teorica a qualsiasi alleanza con il partito di Jean‑Luc Mélenchon.
Due giorni dopo le elezioni il conteggio si affina. France Télévisions ha compilato i voti ottenuti da ciascun partito. Se il PS conferma la sua radicata presenza locale, la presa di quota di LFI rimane contenuta. Il RN, invece, fatica a eguagliare le prestazioni delle elezioni nazionali. Per recuperare terreno, Jordan Bardella sperava in aggregazioni, come a Reims (Marne), dove la candidata del RN si è fusa con un candidato LR, attenuandone l’effetto. «Perché siamo interessati a questioni locali. Vogliamo sconfiggere il sindaco macronista, che attua una politica alla Hidalgo», ha commentato Stéphane Lang, della lista “Les Rémois au cœur”.
Alcuni dei suoi colleghi si allontanano. Altri candidati non perdono occasione: «Quando trovo qualcuno che si dichiara di destra gaullista e poi si vende all’estrema destra…», ha criticato Arnaud Robinet, candidato (Horizons). «Abbiamo la sensazione che le dighe si stanno lentamente aprendo tra la destra repubblicana e il RN», osserva Eric Quénard, candidato di unione di sinistra «Unis pour Reims».
L’ultimo ribaltone della giornata è avvenuto a Bordeaux (Gironde), dove il candidato centrista, arrivato terzo, si è ritirato, lasciando al macronista Thomas Cazenave speranze contro il sindaco ecologista uscente, Pierre Hurmic. Infine, sarà necessario un secondo turno a Narbonne (Aude), dove la differenza è stata di un solo voto rispetto al sindaco uscente per la rielezione. L’organizzazione di questo secondo scrutinio costerà 110 000 euro al bilancio comunale.
Il resoconto riassume i principali sviluppi delle elezioni municipali del 17 marzo, evidenziando i ritiro delle liste e le alleanze inusuali tra forze politiche.
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A quali partiti appartengono i 33 000 sindaci eletti al primo turno delle elezioni comunali?
Per 43 milioni di francesi, un solo turno è bastato per confermare o rinnovare il consiglio comunale. Nelle elezioni del 22 marzo 2026, il 94 % dei comuni ha chiuso le urne al secondo turno perché la maggioranza dei consigli eletti ha già ottenuto la maggioranza dei voti al primo turno.
Nella stragrande maggioranza di comuni, la maggior parte conta meno di 1 000 abitanti e i sindaci sono tutti indicati come “senza etichetta”. Nei comuni con più di 3 500 abitanti, predominano le liste etichettate “diversi”. Come osserva il politologo Frédéric Sawicki su The Conversation, “le elezioni comunali si stanno sempre più allontanando dai partiti, in un contesto in cui molti sindaci non mettono più in evidenza un’appartenenza partitica”.
Il colore politico dei sindaci eletti al primo turno varia in base alla popolazione. Nelle città da 3 500 a 10 000 abitanti, le liste “diverse” rappresentano il 21,38 % degli eletti, mentre i Repubblicani e i loro alleati sono solo l’1,4 %. Nelle città con più di 30 000 abitanti, la tendenza si inverte: il 27 % dei sindaci al primo turno proviene dai Repubblicani e alleati.
Nel periodo 2014‑2026 le città con più di 1 000 abitanti mostrano un numero di sindaci eletti al primo turno piuttosto stabile, mentre nei comuni di meno di 1 000 abitanti il fenomeno è aumentato del 7 % dal 2014, con una crescita più marcata tra le elezioni del 2020 e del 2026. Un dato chiave spiega questo aumento: l’78 % dei comuni di meno di 1 000 abitanti aveva una sola lista candidata.
Il cambiamento è legato alla riforma elettorale del 2025, che ha introdotto il sistema di lista paritaria nei comuni di meno di 1 000 abitanti, sostituendo il vecchio scrutinio maggioritario e plurinominale. Prima della riforma gli elettori potevano praticare il “panachage”, ovvero cancellare o aggiungere nomi alla lista.
Alcuni centri più grandi hanno comunque eletto il sindaco al primo turno. A Saint‑Denis (150 000 abitanti), la lista LFI‑PCF guidata da Bally Bagayoko ha vinto con il 50,77 % dei voti. A Cannes (74 000 abitanti), il sindaco uscente della destra conservatrice David Lisnard ha ottenuto l’81 % dei voti, quasi lo stesso risultato del 2020 (88 %).
Una dozzina di sindaci del RN sono stati tutti rieletti al primo turno, mantenendo il controllo di città come Perpignan (riconfermato con il 50,6 % dei voti) e di comuni di media dimensione come Hénin‑Beaumont e Bruay‑la‑Bruissière. Secondo una nota della Fondazione Jean‑Jaurès del 17 marzo, le amministrazioni locali godono di una “molto forte stabilità”: gli uscenti sono la maggioranza tra gli eletti al primo turno, anche se al secondo turno la “primezza” potrebbe non bastare a garantire la riconferma.
Il testo analizza la distribuzione politica dei sindaci eletti al primo turno nelle elezioni comunali francesi del 2026, evidenziando il predominio dei candidati senza etichetta nei piccoli comuni e la persistenza di partiti tradizionali nei centri più grandi.
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2,07 euro per il gasolio, 1,91 euro per la benzina: i prezzi medi dei carburanti continuano a salire (già 34 centesimi in più a marzo)
Le tariffe alla pompa sono ancora in lieve aumento, nonostante le promesse di ribasso dei distributori. I prezzi del petrolio greggio sono rimbalzati martedì mattina mentre le aggressioni iraniane contro le infrastrutture energetiche dei paesi del Medio Oriente continuano.
I prezzi dei carburanti hanno proseguito la loro ascesa negli ultimi giorni: il gasolio resta sopra i due euro al litro e la benzina si avvicina a questa soglia, secondo una media calcolata martedì, nonostante le promesse di riduzione dei distributori. Il gasolio si compra a 2,07 euro al litro in Francia, media rilevata alle 11 di martedì su circa 9 500 stazioni di servizio, con una crescita dell’1 % rispetto a lunedì e un aumento di oltre il 20 % (35 centesimi al litro) dall’inizio della guerra al Medio Oriente del 28 febbraio.
Il gasolio aveva superato la soglia simbolica dei due euro al litro il 9 marzo, una prima dall 2022, secondo questi dati trasmessi al governo dalle stazioni. Dall’altra parte, il SP95‑E10, la benzina più consumata dai francesi, è a 1,91 euro al litro in media su circa 7 500 stazioni, con un rialzo dell’1 % rispetto a lunedì e dell’11 % (19 centesimi al litro) dall’inizio del conflitto.
I prezzi fanno lo yoyo
Il SP98 sfiora i due euro al litro, a 1,99 euro, in aumento dello 0,5 % rispetto a lunedì e del 9 % (16 centesimi) dall’inizio di marzo. Dopo una lieve accalmia, i prezzi del petrolio greggio hanno registrato un nuovo rimbalzo martedì, a seguito delle aggressioni iraniane alle infrastrutture energetiche strategiche del Medio Oriente. Verso mezzogiorno, il prezzo del barile Brent del Mare del Nord è aumentato del 2,83 % a 103,5 dollari, così come il WTI americano (+ 2,96 % a 96,27 dollari).
Michel‑Edouard Leclerc aveva dichiarato la scorsa settimana che i prezzi alla pompa sarebbero scesi di «circa 30 centesimi al litro» a breve termine, avvisando però che i prezzi avrebbero «fatto lo yoyo» nei punti vendita in base alla situazione geopolitica.
Una riunione tra governo e distributori giovedì non ha portato a decisioni su un eventuale controllo dei prezzi. Il dirigente del Groupement Mousquetaires / Intermarché, Thierry Cotillard, ha proposto lunedì che lo Stato «riduca il suo margine», in particolare l’IVA, per contenere l’aumento.
Questo riassunto evidenzia l’andamento dei prezzi dei carburanti in Francia a marzo 2026, in un contesto di tensioni geopolitiche nel Medio Oriente.
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Rassegna Stampa francese
Benvenuti alla Rassegna Stampa Francese, da Parigi sono Rachel Costa.
FranceInfo – I prezzi dei carburanti spingono al rialzo i conti delle famiglie
Il prezzo medio della benzina ha raggiunto i 1,91 euro al litro, mentre il diesel si attesta a 2,07 euro, segnando un aumento di 34 centesimi rispetto al mese scorso. L’incremento è trainato dalle tensioni nel Canale di Suez e dal rialzo dei prezzi del petrolio greggio sul mercato internazionale. Gli analisti avvertono che il costo delle forniture energetiche rischia di rimanere alto per i prossimi mesi, soprattutto con la prospettiva di ulteriori sanzioni commerciali. Le associazioni dei consumatori chiedono interventi urgenti da parte del governo per contenere l’ondata inflazionistica. Nel frattempo, la Commissione europea valuta un possibile blocco temporaneo dei margini di profitto per le compagnie di carburante. L’aumento dei costi sta già incidendo sui bilanci delle piccole imprese, che temono una spirale di ribassi dei salari.
BFM Business – La morte di Ali Larijani alimenta le tensioni in Medio‑Oriente
Ali Larijani, capo del Consiglio supremo della sicurezza nazionale iraniano, è stato ucciso in un attacco aereo israeliano, secondo le dichiarazioni ufficiali di Teheran. La sua scomparsa è vista come un grave colpo per l’establishment iraniano, poiché Larijani era considerato un abile negoziatore interno ed esterno. Il Cremlino ha espresso solidarietà a Teheran, mentre Washington ha accusato “un’aggressione ingiustificata”. L’Iran ha promesso “una risposta decisiva” e ha intensificato gli attacchi con droni contro le installazioni israeliane. Le contrattazioni diplomatiche per il riavvicinamento… vengono interrotte, con le potenze occidentali che temono ulteriore escalation. Gli analisti geopolitici avvertono che il conflitto potrebbe permeare le rotte commerciali del bronzo del petrolio, con ripercussioni sui mercati energetici globali.
Le Monde – Elezioni municipali 2026: alleanze in bilico e nuovi protagonisti
Le elezioni comunali in Francia si avvicinano al secondo turno, con i partiti tradizionali costretti a rinegoziare le alleanze. Il Partito Socialista ha revocato il sostegno a Catherine Trautmann a Strasburgo, dopo il suo accordo con il centrista Horizons. A Parigi, il candidato del RN, Laurent Jacobelli, ha lanciato un appello ai sostenitori di Martine Vassal per sostenere Franck Allisio. In diversi comuni, i movimenti LFI stanno guadagnando terreno, soprattutto a Saint‑Denis, dove il Partito degli Insoumis ha sorpreso eliminando il PS al primo turno. Le forze di destra puntano a sfruttare la frammentazione della sinistra per consolidare le proprie posizioni, ma la polarizzazione rischia di allontanare gli elettori dal voto tradizionale. Gli esperti segnalano “una nuova era di politiche locali basate su coalizioni fluide”, con possibili ripercussioni sui profili nazionali.
Le municipalità francesi sono diventate il circo dove i partiti si scambiano promesse come palloncini di plastica: da un lato, il PS che sacrifica la propria dignità per un accordo beige con Horizons; dall’altro, il RN che si auto‑proclama salvagente della “sobrietà” francese, mentre in realtà si aggira su una barca traballante piena di promesse vuote. In questo teatro della compromissione, gli elettori si trovano a scegliere tra il male noto e il peggio sconosciuto, dimostrando che la democrazia è davvero una sceneggiatura scritta da chi ha il timone del potere, non dal popolo. L’intera procedura appare più una farsa che una vera competizione elettorale.
BFM – Macron dichiara “non partecipe” del conflitto in Ormuz
Nel Consiglio di Difesa, il presidente Emmanuel Macron ha affermato che la Francia non prenderà parte attiva nel conflitto sullo Stretto di Ormuz, se non con “un’eventuale scorta di tiro” quando le ostilità saranno più contenute. L’amministrazione ha ribadito il suo ruolo di mediatore tra le parti coinvolte, pur mantenendo un velo di cautela. La dichiarazione è arrivata al culmine di pressioni da parte del presidente americano Donald Trump, che ha chiesto al suo alleato francese di partecipare a una missione di protezione delle rotte marittime. Gli analisti sostengono che la posizione di Parigi mira a preservare i rapporti con l’Iran, evitando un ulteriore allargamento del conflitto. Nel frattempo, i prezzi del carburante continuano a salire, accentuando le tensioni interne.
Le Figaro – Il presidente degli Stati Uniti Trump minaccia di rinviare il summit di Pechino
Donald Trump ha annunciato l’intenzione di posticipare il vertice del G20 a Pechino, sostenendo che la Cina non sta cooperando nella de‑escalation del conflitto in Oriente medio. Il leader americano ha accusato la Repubblica Popolare di “ostacolare gli sforzi per liberare il Canale di Ormuz”. Una decisione che rischia di incrinare ulteriori relazioni diplomatiche tra Washington e Pechino, già tese a causa delle controversie commerciali. Il dipartimento di Stato ha definito la minaccia “non costruttiva” e ha invitato alla continuità degli impegni internazionali. Gli esperti prevedono che il ritardo possa indebolire le iniziative di cooperazione sul commercio globale e aumentare l’incertezza nei mercati emergenti.
FranceInfo – L’Ufficio delle dogane avverte di un’ondata di suicidi tra i dipendenti pubblici
Il sindacato dei dipendenti dell’Agenzia delle Entrate ha denunciato un incremento preoccupante di tentativi di suicidio tra i dirigenti fiscali, con 20 casi confermati dal 2023. La pressione dovuta ai tagli di oltre 30 000 posti di lavoro dal 2008 ha portato a una “crisi di salute mentale” diffusa, secondo gli esperti di psicologia del lavoro. Il governo ha promesso di aumentare le risorse per il supporto psicologico e di rivedere le politiche di gestione del personale, ma i sindacati chiedono interventi più incisivi. La questione è tornata al centro del dibattito pubblico, con accuse di “cultura del sacrificio” all’interno della pubblica amministrazione.
BFM Business – Il sindacato delle industrie petrolifere stima il costo della guerra a 15 miliardi di euro all’anno
Il presidente dell’Ufip Énergies et Mobilités, Olivier Gantois, ha quantificato l’impatto della guerra in Medio‑Oriente sui consumatori europei, stimando un onere di circa 15 miliardi di euro annui per i costi di carburante. Il rapporto, presentato durante una puntata di “BFM Business”, sottolinea il rischio di una “crisi di spesa” per i trasporti, le imprese e le famiglie, che già affrontano l’aumento dei prezzi alla pompa. Il sindacato invita il governo a intervenire con misure di mitigazione, come sussidi temporanei e riduzioni fiscali sul carburante. Gli analisti avvertono che, senza un intervento coordinato, la pressione inflazionistica potrebbe compromettere la ripresa post‑pandemica.
BBC – Meteorite attraversa Ohio e Pennsylvania con fatturazione sonora
Una meteora ha sorvolato gli Stati Uniti al mattino, generando un boato che è stato udito in varie località dell’Ohio e della Pennsylvania. Il fenomeno, confermato dalla NASA, ha visto il corpo celeste entrare nell’atmosfera a velocità supersonica, creando un lampo visibile a decine di chilometri. Nessun danno è stato segnalato, ma le autorità hanno consigliato la prudenza per eventuali detriti. L’evento ha attirato l’attenzione di astronomi e appassionati, che hanno condiviso le riprese sui social media.
Le Figaro – Il ministro dell’Economia Lescure spinge per fondi pensione nazionali
Roland Lescure, ministro dell’Economia, ha proposto la creazione di fondi pensione ad hoc per garantire una maggiore autonomia finanziaria al Paese e ridurre la dipendenza da capitali esteri. La misura, descritta come “un grosso passo verso la sovranità economica”, mira a canalizzare i risparmi privati in investimenti a lungo termine. Il piano, tuttavia, si è scontrato con le critiche dei partiti di opposizione, che temono una restrizione della libertà di scelta degli investitori. Il dibattito parlamentare è previsto per le prossime settimane.
BFM – TotalEnergies registra una crescita del 33 % e spinge il CAC 40 al rialzo
TotalEnergies ha registrato un aumento del 33 % dei ricavi nel corso dell’anno, trainato dal rialzo dei prezzi del petrolio e da nuovi contratti internazionali. Il valore dell’azione ha guadagnato più del 25 % in borsa, contribuendo a spingere l’indice CAC 40 verso il verde nella sessione di ieri. Gli analisti attribuiscono il risultato a una combinazione di vantaggi fiscali e a una strategia di diversificazione verso le energie rinnovabili. L’azienda ha inoltre annunciato investimenti per espandere la capacità di produzione di idrogeno verde entro il 2030.
BBC – Il caso di Sean Penn: Oscar consegnato in Ucraina
L’attore Sean Penn ha ricevuto un Oscar simbolico in Ucraina, in segno di solidarietà al popolo ucraino durante il conflitto con la Russia. L’evento, organizzato da un’associazione culturale locale, ha rappresentato un gesto di sostegno morale, accendendo i riflettori sull’importanza della cultura anche in tempi di guerra. Penn ha dedicato il premio alla “resilienza” del popolo ucraino, suscitando applausi e reazioni positive sui social media internazionali.
Chiusura.
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