Benvenuti al notiziario di Francia24 e Centrale Milano per lunedì 02 marzo 2026, su Francia24.com, in podcasting, tramite chatbot IA e in Onde Medie sui 1575 kHz. Da Parigi sono Rachel Costa.
Emirati Arabi Uniti: la base navale delle forze francesi ad Abu Dhabi è stata colpita
La base navale francese situata nel porto di Abu Dhabi è una delle tre installazioni militari francesi presenti negli Emirati Arabi Uniti.
Domenica 1 marzo, al secondo giorno delle incursioni iraniane nel Golfo in risposta all’attacco israelo‑americano, la base è stata colpita, come ha riferito franceinfo tramite una fonte vicina. Gli Emirati sono stati presi di mira dalle operazioni iraniane sin da sabato.
Secondo le informazioni di franceinfo, non ci sono feriti e la base continua a funzionare. Il Ministero della Difesa emiratino ha confermato l’attacco su X, indicando che due droni iraniani hanno colpito “un magazzino della base navale di Al Salam ad Abu Dhabi, provocando un incendio in due container di materiale vario, ma senza vittime”. Il ministero ha condannato l’evento come “un chiaro atto di aggressione e una flagrante violazione della sovranità nazionale e del diritto internazionale”.
Anche la ministra della Difesa francese, Catherine Vautrin, ha confermato i fatti, parlando di “danni materiali” limitati. Il presidente del Senato, Gérard Larcher, ha dichiarato su X che “le nostre installazioni militari in Medio Oriente devono essere messe in allerta massima” e ha aggiunto che la Francia è pronta ad assistere i propri partner per garantire la sicurezza, intercettare i missili iraniani e proteggere i cittadini francesi presenti nella regione.
Domenica, l’Iran ha effettuato attacchi mortali contro i paesi del Golfo alleati degli Stati Uniti e contro Israele, in risposta alla morte del leader supremo Ali Khamenei, ucciso nell’attacco israelo‑americano senza precedenti. Gli Emirati, dove finora tre persone sono state uccise e 58 ferite da sabato, hanno invitato l’Iran a “tornare alla ragione”.
Riassunto delle informazioni fornite da franceinfo il 1 marzo 2026.
Fact Check by GPT-OSS:20b

(Photo by Ludovic MARIN / AFP)
La risposta di Macron
Le Figaro: Il presidente Emmanuel Macron ha condannato l’escalation “senza precedenti”, sottolineando che “nulla giustifica questi attacchi” e annunciando misure per rafforzare la difesa degli alleati regionali, inclusa la ridistribuzione della portaerei Charles de Gaulle nel Mediterraneo orientale. Macron ha ribadito la linea della “difesa proporzionata” già espressa in precedenza con Germania e Regno Unito, coordinandosi con Washington per azioni mirate a neutralizzare minacce missilistiche e droni iraniani, pur evitando un coinvolgimento diretto in operazioni offensive su larga scala, in linea con la prudenza storica francese post-Iraq.
Francia, Germania e Regno Unito pronti a “azioni difensive” per “distruggere” le capacità militari dell’Iran
I tre paesi – Francia, Germania e Regno Unito – hanno dichiarato, nella loro dichiarazione congiunta, di essere disposti a intraprendere “azioni difensive necessarie e proporzionate” contro le capacità militari dell’Iran. “Prenderemo misure per difendere i nostri interessi e quelli dei nostri alleati nella regione”, hanno affermato, sottolineando la possibilità di impedire alla Repubblica Islamica di lanciare missili e droni.
Nel loro intervento domenica 1 marzo, i leader dei tre paesi – il presidente francese Emmanuel Macron, il cancelliere tedesco Friedrich Merz e il primo ministro britannico Keir Starmer – hanno ribadito la loro prontezza a rispondere alle ripercussioni iraniane, definendo necessarie “azioni difensive” per “distruggere alla radice” le capacità militari di Teheran.
Il comunicato ha inoltre condannato gli attacchi a “bilancia cieca e sproporzionata” che colpiscono paesi del Medio Oriente non impegnati nel conflitto, sottolineando la loro preoccupazione per la minaccia che tali azioni rappresentano per gli alleati e per il personale militare europeo nella regione.
Il Regno Unito ha specificato che, pur consentendo agli Stati Uniti l’utilizzo di basi militari britanniche per colpire obiettivi missilistici iraniani, non prenderà parte a operazioni offensive dirette contro l’Iran, citando gli errori della guerra in Iraq come lezione da non ripetere.
I tre governi hanno annunciato che continueranno a coordinare le proprie misure difensive con gli Stati Uniti e gli alleati regionali, mantenendo un dialogo stretto sulla sicurezza e sugli sviluppi della tensione in Medio Oriente.
Contesto: le dichiarazioni sono state rilasciate in risposta alle recenti escalation militari tra Iran, Israele e gli Stati Uniti, che hanno provocato una serie di attacchi aerei nella regione.
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Editoriale
Leggiamo ora il commento apparso questa mattina su X a cura del senatore Lindsey Grahm
To our European friends: You have lost your way. You have lost sight of who you are and what makes you special. You are pathetically weak. To recommend negotiations with the ayatollahs’ regime now is an insult to the Iranian people. You worry a great deal about the Russian invasion of Ukraine — so do I. But you are pitiful when it comes to the Iranian people. You have betrayed them. European leaders, you disgust me with your values. It seems you care only about your own self-interest
Ai nostri amici europei: avete perso la vostra strada. Avete dimenticato chi siete e cosa vi rende speciali. Siete pateticamente deboli. Raccomandare negoziati con il regime degli ayatollah ora è un insulto al popolo iraniano. Vi preoccupate molto dell’invasione russa dell’Ucraina — anch’io. Ma siete miserabili quando si tratta del popolo iraniano. Li avete traditi. Leader europei, mi disgustate con i vostri valori. Sembra che vi importi solo del vostro tornaconto personale.
Vi leggo ora il mio editoriale.

Editoriale di Rachel – Difese proporzionate, o la solita coreografia europea del “sì ma non troppo”?
Eccoci di nuovo a contemplare il balletto diplomatico continentale, dove i passi sono misurati al millimetro per non pestare i piedi a nessuno – soprattutto a Washington. Francia, Germania e Regno Unito, in un raro momento di unità a tre, annunciano di essere pronti a “azioni difensive necessarie e proporzionate” per stroncare alla radice la capacità iraniana di lanciare missili e droni. Parole forti, quasi da western: “distruggere alla fonte”. Ma poi leggi bene e scopri il codicillo: difensive, s’intende. Niente offensive dirette, per carità. Il Regno Unito specifica pure che le basi britanniche sì, le presta volentieri agli americani per i loro colpi, ma loro non sparano un colpo. Lezione irachena imparata a memoria, o semplice prudenza da chi ha già dato?
Macron, Merz e Starmer si dicono “appalled” – inorriditi – dagli attacchi iraniani “indiscriminati e sproporzionati” su paesi che c’entravano poco o niente. Giustissimo, nessuno difende il lancio cieco di missili. Ma mentre condannano Teheran, evitano accuratamente di nominare troppo gli attacchi iniziali USA-Israele che hanno scatenato il tutto. È come rimproverare al tizio che tira il secondo pugno di aver esagerato, tacendo sul primo. Elegante, no?
E poi arriva il senatore Lindsey Graham, dal suo olimpo d’oltreoceano, a dare la pagella: “Pateticamente deboli”, “persi la strada”, “traditori del popolo iraniano”, “disgustosi coi vostri valori”. In pratica, l’Europa viene dipinta come un codardo che preferisce il tornaconto al coraggio. Duro, certo. Ma quando guardi la dichiarazione congiunta, con tutti quei “potenzialmente”, “proporzionate”, “coordinati con gli USA”, ti chiedi se Graham non abbia almeno un pizzico di ragione. L’Europa annuncia di voler difendere interessi e alleati… ma solo se è difensivo, proporzionato, concordato, e possibilmente delegato. È la postura di chi vuole esserci in foto al tavolo dei grandi, senza però sporcarsi le mani.
Intanto il Medio Oriente brucia, i prezzi del petrolio ballano il tango e noi qui ci chiediamo: ma questa “difesa proporzionata” esiste davvero, o è solo un modo elegante per dire “faremo il minimo indispensabile per non sembrare del tutto assenti”? Perché se la credibilità si misura in azioni e non in virgoletti, qui rischia di rimanere parecchio fumo e pochissimo fuoco. Ah, l’Europa e le sue proporzioni… sempre attente a non sbilanciarsi troppo.
Koan del giorno
Un generale chiese a un vecchio maestro: “Quando il nemico attacca indiscriminatamente, dobbiamo rispondere con forza piena o con misura?”
Il maestro rispose: “La forza piena distrugge la casa del nemico e anche la tua. La misura salva la tua casa, ma lascia in piedi quella del nemico.”
Il generale insistette: “E se il nemico non smette?”
Il maestro sorrise: “Allora offri al nemico la tua casa come bersaglio, ma tieni la porta chiusa. Lui tirerà pietre, tu conterai i colpi dal balcone.”
Un altro monaco chiese allo stesso maestro: “Ma non è viltà stare sul balcone?”
Rispose il maestro: “Viltà è promettere di scendere in strada e poi mandare il vicino al tuo posto.”
Da 72 a 100‑120 dollari al barile? Il conflitto in Iran rischia di far schizzare i prezzi del petrolio
Dopo le incursioni congiunte di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, numerosi analisti prevedono un’impennata dei prezzi del petrolio, soprattutto se il passaggio strategico dello stretto di Hormuz dovesse rimanere chiuso per un periodo prolungato.
Prima delle ostilità il prezzo del Brent si aggirava sui 72 $; Kirill Dmitriev, consigliere economico del Cremlino, ha indicato che “potrebbe presto toccare i 100 $”. Tale livello non si vedeva da quando è iniziata la guerra in Ucraina quattro anni fa. L’analista di Kpler Homayoun Falakshahi avverte che, in caso di conflitto prolungato e di escalation regionale, il prezzo potrebbe addirittura superare i 120 $.
L’Iran è tra i primi dieci produttori mondiali, con circa 3,1 milioni di barili al giorno, e dispone di costi di estrazione molto bassi (anche inferiori a 10 $ per barile), a differenza di Canada o Stati Uniti, dove il costo si attesta tra 40 e 60 $. Inoltre, Teheran possiede le terze più grandi riserve di petrolio al mondo; un eventuale danno alle sue infrastrutture inciderebbe direttamente sulla Cina, che importa l’80 % del petrolio iraniano.
Il vero timore è rappresentato da un blocco definitivo dello stretto di Hormuz, che collega il Golfo Persico all’Oceano Indiano e trasporta quotidianamente circa 20 milioni di barili, ovvero quasi il 20 % del consumo globale di petrolio liquido. Una chiusura prolungata avrebbe ripercussioni severe sull’approvvigionamento mondiale, poiché solo Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti possono deviare il traffico tramite oleodotti, con una capacità limitata a 2,6 milioni di barili al giorno. Alcune supernavi hanno già effettuato inversioni di rotta o si sono fermate prima di attraversare lo stretto; Washington ha invitato i velivoli commerciali a “stare lontani” dalla zona, mentre il gruppo di spedizionieri CMA‑CGM ha ordinato alle proprie imbarcazioni di cercare rifugio.
L’Iran potrebbe usare l’interruzione del transito come leva di pressione contro Washington, ma la superiorità aerea e navale americana potrebbe ripristinare la sicurezza nel giro di pochi giorni, secondo Jakob Larsen di Bimco.
Nel contesto di queste tensioni, l’OPEC+ si riunirà domenica per valutare un eventuale aumento della produzione. Prima del conflitto, il mercato attendeva un rialzo di 137 000 barili al giorno; l’attuale crisi potrebbe spingere gli 8 paesi membri a ridurre le quote o, al contrario, a incrementarle marginalmente, con Arabia Saudita, Emirati, Kuwait e Iraq tra i pochi capaci di farlo.
Gli Stati Uniti, per ora, non intendono attingere alle loro riserve strategiche di 415 milioni di barili, come riferito dal Financial Times, sperando che la risposta dell’OPEC+ limiti l’impennata dei prezzi. Tuttavia, un eventuale utilizzo di tali riserve potrebbe comunque contribuire a stabilizzare il mercato, soprattutto se combinato con un aumento tempestivo della produzione da parte dei paesi esportatori.
Questo articolo valuta le potenziali ripercussioni del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran sui prezzi globali del petrolio e sul flusso commerciale attraverso lo stretto di Hormuz.
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Agathe Auproux a Dubai con il suo figlio di 6 mesi durante gli attacchi: “Voglio sopra ogni cosa che sia al sicuro”
Sabato 28 febbraio 2026, una risposta iraniana alle incursioni americano‑israeliane ha provocato esplosioni a Dubai. Agathe Auproux, in vacanza nella città del Golfo con il marito, il rugbista Maxence Picardet, e il loro figlio Thao, nato l’8 agosto 2025, ha condiviso la sua preoccupazione su Instagram.
Nelle sue storie, la giornalista di 34 anni ha scritto: «Grazie per i numerosi messaggi. Stiamo bene. Siamo in un hotel, Thao dorme come un ghiro, non ha sentito nulla – per lo meno, nulla di quello che ha potuto sentire lo ha svegliato». Ha poi continuato: «Noi abbiamo sentito dei bonghi/bang lontani, altri meno. Sappiamo che dei detriti di missile sono caduti a poche strade dal nostro alloggio. È consigliato non uscire».
La paura le ha attraversato il cuore per qualche secondo, ma ha spiegato che è stato «solo perché esiste mio figlio». «Essendo mamma da sei mesi, voglio sopra ogni cosa che sia al sicuro», ha precisato, per concludere: «Come dicevo prima: dorme pacificamente. Quindi tutto va bene…».
Nella successiva story, pubblicata domenica 1° marzo, Agathe ha mostrato una vista panoramica con il fumo visibile in lontananza. Ha scritto: «Questa mattina, 8:30. Da allora, esplosioni frequenti. Ma guardate la foto successiva: colazione del nostro hotel, terrazza piena». Ha poi avvertito i suoi 781 000 follower sulle notizie false e le immagini manipolate da intelligenza artificiale, invitandoli a verificare le informazioni con fonti affidabili come il live di Reuters o quello dell’AFP, agenzie di stampa internazionali ed editorialmente indipendenti.
Questo articolo riporta le dichiarazioni di Agathe Auproux, mostrando la sua esperienza personale durante le tensioni a Dubai e il suo invito alla prudenza e alla verifica delle fonti.
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Rassegna Stampa francese
Benvenuti alla Rassegna Stampa Francese, da Parigi sono Rachel Costa.
Le ministre de l’Intérieur appelle à sécuriser les lieux de culte juifs
FranceInfo – Il governo francese, preoccupato per l’aumento delle tensioni in Medio‑Oriente, ha disposto un rafforzamento della sicurezza nei luoghi di culto ebraico. Le autorità hanno emanato disposizioni per aumentare i controlli e la presenza di forze dell’ordine durante le funzioni religiose. Il ministro della sicurezza interna ha sottolineato che le misure sono necessarie per proteggere la libertà di culto e prevenire eventuali atti di violenza. Il provvedimento prevede anche una cooperazione più stretta con le comunità locali per segnalare minacce sospette. In risposta, diverse organizzazioni hanno salutato l’iniziativa, ma chiedono continue valutazioni sulla situazione. La decisione arriva in un contesto di crescente ansia per possibili ripercussioni del conflitto iraniano.
Le Salon de l’agriculture a vu une chute de 28 % de fréquentation
FranceInfo – Il più grande evento agricolo della Francia ha registrato una partecipazione di 437 402 visitatori, in forte calo rispetto ai 607 000 dell’anno precedente. L’assenza dei bovini, dovuta a restrizioni sanitarie, ha ridotto notevolmente l’appeal dell’esposizione. Organizzatori e agricoltori hanno lamentato la perdita di opportunità di networking e di vendita diretta dei prodotti. Le stesse critiche hanno spinto il Ministero dell’Agricoltura a rivedere il format dell’evento per le prossime edizioni. Alcuni esperti suggeriscono di aumentare la presenza di tecnologie digitali per compensare la diminuita affluenza fisica. Il settore teme che la tendenza possa influire sul sostegno pubblico all’agricoltura tradizionale.
France, Germany and the United Kingdom ready to take “defensive” actions against Iran
Le Monde – Parigi, Bonn e Londra hanno dichiarato la disponibilità ad avviare operazioni difensive per neutralizzare le capacità militari dell’Iran. La decisione è stata presa dopo una serie di attacchi a infrastrutture petrolifere e navali nella regione del Golfo. I tre paesi hanno sottolineato che l’intervento sarà “mirato” e coordinato con la NATO, senza però impegnare truppe di terra. Il ministro francese della Difesa ha affermato che la misura è una risposta necessaria per salvaguardare gli interessi europei e commerciali. Il discorso è stato accolto con favore dal fornitore di energia, ma ha suscitato apprensione in Belgio, preoccupato per una possibile escalation. L’Iran, dal canto suo, ha avvertito di una risposta “decisa” contro qualunque aggressione.
Oh, ma che bel panorama di “difesa condivisa”! Diciamo che tre paesi europei si preparano a tirare fuori i loro cazzuoloni per rendere la situazione più “defensiva”. È quasi come vedere un trio di amichetti in palestra che improvvisamente decide di sollevare pesi troppo pesanti: suona bene finché non sentono il brontolio delle spalle. Se davvero vogliono qualcosa di concreto, forse dovrebbero prima sistemare le finestre rotte dei loro propri governi invece di suonare le marce di guerra per il pubblico.
Rischio di blocco nello Stretto di Hormuz: 20 % del petrolio mondiale in gioco
BFM Business – Gli analisti hanno evidenziato che il 20 % delle esportazioni petrolifere mondiali transita dallo Stretto di Hormuz, un punto strategico ora minacciato da attacchi irani. Le navi mercantili segnalano un aumento delle rotte alternative più lunghe e costose. L’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio (Opep+) ha annunciato un aumento della produzione per mitigare l’impatto sui prezzi. Alcuni paesi europei hanno avviato esercitazioni navali congiunte per garantire la sicurezza del passaggio. Gli operatori di mercato temono un rialzo dei prezzi al consumo se la tensione dovesse persistere. La comunità internazionale resta in attesa di un dialogo diplomatico per contenere l’escalation.
Rialzo dei prezzi del gas e nuova tassa sui piccoli pacchi
FranceInfo – Il governo francese ha introdotto una tassa sui piccoli pacchi e ha aumentato il prezzo del gas domestico, generando preoccupazione tra i consumatori. La misura, volta a finanziare la transizione energetica, prevede un aggravio medio del 12 % sulle bollette del gas. Le associazioni di consumatori denunciano un “colpo al portafoglio” proprio in un periodo di inflazione persistente. Il governo ha promesso un “cestino di solidarietà” per le famiglie a basso reddito, ma i dettagli restano vaghi. Alcuni esperti suggeriscono che la pressione fiscale potrebbe accelerare la ricerca di alternative rinnovabili. Il dibattito politico si è acceso, con l’opposizione che accusa il governo di “pesticidio fiscale”.
Il portaerei Charles de Gaulle inviato in Mediterraneo orientale
FranceInfo – Il portaerei francese Charles de Gaulle, accompagnato dal suo gruppo aereo, ha lasciato la zona del Mar Baltico per dirigersi verso il Mediterraneo orientale. Il dispiegamento è stato ordinato in risposta alle recenti escalation tra Iran, Stati Uniti e Israele. Le autorità militari hanno dichiarato che la presenza serve a “deterrere ulteriori aggressioni”. Il capitano della nave ha sottolineato la prontezza delle forze aeree aeree a proteggere le rotte marittime. Alcuni partner della NATO hanno applaudito la decisione, mentre altri hanno chiesto cautela per evitare una spirale di escalation. La missione dovrebbe durare almeno tre settimane, con eventuali rotazioni di navi di supporto.
Le forze francesi si mobilitano nel Golfo dopo gli attacchi iraniani
FranceInfo – Il governo ha mandato una squadra di combattenti speciali e aerei di supporto per rafforzare le basi alleate in Qatar e negli Emirati Arabi Uniti. L’obiettivo è proteggere le infrastrutture critiche e garantire la sicurezza delle rotte commerciali. Le forze francesi hanno effettuato esercitazioni con le unità locali per migliorare l’interoperabilità. Il portavoce del Ministero della Difesa ha affirmato che l’intervento è “temporaneo” e mirato a contenere le minacce. Gli abitanti di Dubai hanno osservato un aumento della presenza militare nelle zone portuali. Alcune organizzazioni per i diritti umani hanno chiesto trasparenza sulle operazioni in corso.
Il turnover dei dirigenti nelle grandi aziende statunitiane raggiunge picchi historici
BFM Business – Un’indagine di Reuters ha mostrato che nel 2025 più di 170 top manager delle corporation americane hanno rassegnato le dimissioni o sono stati sostituiti. Il fenomeno è attribuito a un “ciclo di rinnovamento” accelerato dalla pressione degli investitori per innovazione e sostenibilità. Gli analisti suggeriscono che la generazione più giovane sta prendendo il timone, spingendo verso politiche più aggressive di ESG. Alcune aziende hanno già annunciato piani di successione più trasparenti per limitare le turbolenze interne. Il mercato azionario ha reagito positivamente a molte di queste nomine, vedendole come segnale di dinamismo. Tuttavia, i detrattori temono una perdita di esperienza strategica.
Prezzo del petrolio tra 72 e 120 $ per barile a causa delle tensioni iraniane
BFM Business – Gli esperti energetici prevedono che il prezzo del Brent possa toccare i 120 dollari a barile in presenza di ulteriori attacchi nel Golfo. Il conflitto tra Iran e le forze occidentali ha già provocato una lieve flessione delle scorte, spingendo gli operatori a emergere dal mercato spot. L’Opep+ ha annunciato un aumento della produzione di 206 000 barili al giorno per cercare di contenere l’impennata dei prezzi. Le compagnie aeree europee temono un rincaro dei costi di carburante, con ripercussioni sui biglietti. Alcuni governi stanno valutando la possibilità di rilasciare riserve strategiche per mitigare l’impatto sui consumatori.
Air France prolunga la sospensione dei voli verso Tel‑Aviv, Beirut, Dubai e Riyad
BFM Business – La compagnia aerea nazionale ha annunciato che, a causa della “situazione di sicurezza”, i voli verso le capitali mediorientali rimarranno interrotti fino al 10 marzo. La decisione segue una serie di attacchi a infrastrutture civili e aerei militari nella regione. Air France ha garantito rimborsi e voucher per i passeggeri colpiti, oltre a un servizio di assistenza dedicato. Le autorità francesi hanno invitato i viaggiatori a evitare spostamenti non essenziali in quei Paesi. L’azienda sta valutando rotte alternative per mantenere la connettività verso l’Asia via Abu Dhabi. Il mercato europeo ha registrato una leggera diminuzione della domanda di viaggi verso il Medio‑Oriente.
CMA CGM e MSC spostano le navi dal Triangolo di Hormuz per “protezione”
BFM Business – I due giganti della logistica marittima hanno ordinato ai loro megali di attraversare rotte più aeree, evitando il passaggio stretto tra l’Iran e gli Emirati. La decisione è stata presa a seguito di segnalazioni di attacchi contro unità commerciali nel Golfo Persico. L’annuncio è stato accompagnato da un piano di “rifugio sicuro” per le navi in transito, con stazioni di rifornimento alternative. Gli esperti di mercato avvertono che la deviazione comporterà costi aggiuntivi di circa 2‑3 % per le spedizioni. L’UE ha avviato un dialogo con le compagnie per garantire la continuità delle forniture di energia. Le autorità iraniane, invece, hanno definito la misura “un provvedimento ingiustificato”.
L’UE valuta la creazione di una “forza armata europea”
Le Figaro – Dopo anni di dibattiti, la Commissione Europea ha pubblicato una proposta per istituire una forza militare integrata. Il progetto, sostenuto da Francia, Germania e Regno Unito, mira a rafforzare la difesa collettiva contro minacce esterne, tra cui le recenti tensioni in Medio‑Oriente. La proposta prevede un budget di 30 miliardi di euro entro il 2030, con un comando congiunto e forze pronte a intervenire rapidamente. Gli Stati membri più piccoli hanno espresso preoccupazioni riguardo alla perdita di autonomia nazionale. Il Parlamento Europeo dovrà votare entro la fine dell’anno. Se approvata, la forza sarebbe operativa entro il 2035.
Affare Epstein: il ruolo del principe Andrew sotto i riflettori
BFM Business – Un nuovo dossier investigativo ha ricostruito il coinvolgimento del principe Andrew nelle vicende dell’ex “prince sex‑tape”. Le autorità britanniche hanno riaperto un’indagine sulla sua possibile complicità nella rete di traffico sessuale internazionale. Il fondo familiare di Windsor ha annunciato una revisione delle proprie politiche di governance per evitare ulteriori scandali. Gli esperti legali ritengono che il caso possa avere ripercussioni sulla monarchia, già provata da altre controversie. Nel frattempo, il pubblico ha reagito con una crescente richiesta di trasparenza e responsabilità. Il caso resta in evoluzione, con nuove testimonianze che potrebbero emergere nei prossimi mesi.
On line, su X e Mastodon, su tutti gli smart speaker e sui 1575 Khz, questa è Radio Nizza con Centrale Milano 1575 chilocicli. Linea a Milano.
Chiusura.
On line, su X e Mastodon, su tutti gli smart speaker e sulle onde medie, questa è Nizza24 con Centrale Milano 1575 chilocicli. Appuntamento a breve con il Meteo sempre su queste frequenze.

