Il processo d’appello di Marine Le Pen domina la scena politica, mentre la protesta degli agricoltori si sposta su Tolosa. Clima: il 2025 è stato il terzo anno più caldo mai registrato. Intanto, l’Unione Europea vede crollare il commercio interno.
Benvenuti al notiziario di Francia24 e Centrale Milano per mercoledì 14 gennaio 2026, in streaming, podcasting tramite chatbot IA e in Onde Medie sui 1575 kHz. Da Nizza sono Marco Hugo Barsotti.
Iran
Permetteteci per un giorno di aprire non sulla Francia ma sull’appello di Mariano Giustino pubblicato questa mattina su X. Eccolo, nella sua versione integrale che vede la nostra totale adesione:
ULTIM’ORA: Sono oltre 12 mila i morti! La Repubblica islamica dell’#Iran ha trucidato oltre 12.000 manifestanti. Non c’è più posto negli obitori, non c’è più posto per i feriti negli ospedali. Gli ayatollah e i pasdaran hanno portato l’inferno sulla terra. Cacciateli via dalle nostre sedi diplomatiche, cacciate gli ambasciatori dell’orrifica Repubblica islamica dai nostri palazzi.
ULTIM’ORA: Sono oltre 12 mila i morti! La Repubblica islamica dell’#Iran ha trucidato oltre 12.000 manifestanti.
Non c’è più posto negli obitori, non c’è più posto per i feriti negli ospedali. Gli ayatollah e i pasdaran hanno portato l’inferno sulla terra. Cacciateli via dalle… pic.twitter.com/ylnunSths9— Mariano Giustino (@MarianoGiustino) January 13, 2026
Veniamo alla Francia

Scontro tra Agricoltori e Forze dell’Ordine: Quindici Trattori irrompono nel centro di Tolosa nonostante il Divieto Prefettizio
Una quarantina di membri della Coordination Rurale (CR) del Gers sono entrati nel cuore di Tolosa (Alta Garonna) nella notte tra martedì e mercoledì, anticipando la grande mobilitazione prevista per il 14 gennaio 2026 e sfidando apertamente l’ordinanza di divieto prefettizio. L’azione è stata caratterizzata dall’impiego di trattori, scontri con le forze dell’ordine e arresti.
Secondo l’AFP, circa quindici trattori sono riusciti a penetrare nel centro città e stazionavano vicino alla prefettura. Nonostante l’ordinanza prefettizia che vietava la manifestazione “a Tolosa e nella sua periferia”, e il dispiegamento di un imponente dispositivo delle forze dell’ordine, i manifestanti sono riusciti ad avvicinarsi alla prefettura intorno a mezzanotte.
Lionel Candelon, presidente della CR del Gers, ha espresso soddisfazione per l’azione: “Nonostante tutti gli sforzi per imbavagliarci, per proibirci di manifestare, per intimidirci e farci restare a casa, i nostri trattori sono finalmente entrati a Tolosa”.
Tuttavia, il portavoce della CR del Gers, Vincent Arbusti, ha lamentato l’intervento delle forze dell’ordine, affermando che “i primi arrivati, i più vicini alla prefettura, si sono visti rompere un finestrino dalle forze dell’ordine”.
Lionel Candelon ha successivamente riferito, tramite social network, di tre arresti e tre trattori danneggiati con “tutti i vetri esplosi”. Arbusti ha confermato all’AFP che in totale quattro persone sono state fermate.
In risposta, una cinquantina di agricoltori si è radunata davanti al commissariato centrale di Tolosa intorno alle 2 del mattino per un'”azione intersindacale” a sostegno dei due colleghi posti in custodia cautelare. Altre azioni di protesta erano attese nella regione di Tolosa nel corso della mattinata del 14 gennaio.
La protesta notturna della Coordination Rurale in Occitania evidenzia l’escalation della tensione agricola in Francia e la determinazione degli agricoltori a manifestare nonostante i divieti imposti dalle autorità locali in vista di una giornata di mobilitazione nazionale.
Fact Check by Gemini
Macron vuole obbligare l’Ucraina ad acquistare armi Francesi e europee con il maxi-prestito da 90 miliardi. Berlino si oppone.
Il rapido riarmo degli Stati europei, orientato in modo massiccio verso l’acquisto di equipaggiamento americano, ha aperto una profonda frattura all’interno dell’UE. La Francia sostiene una “preferenza industriale europea” per l’utilizzo del prestito comune da 90 miliardi di euro destinato all’Ucraina, mentre la Germania e i Paesi Bassi premono affinché Kiev mantenga la libertà di acquistare armi americane in nome dell’urgenza militare.
Gli acquisti recenti illustrano la tendenza: i Paesi Bassi comprano missili Patriot, la Danimarca rinnova la sua flotta con F-35, la Germania si è impegnata a finanziare un pacchetto di armi statunitensi per l’Ucraina e la Finlandia ha aderito a un’iniziativa NATO per l’acquisto di materiale americano. Nel 2025, il riarmo europeo è accelerato vertiginosamente, ma gran parte degli ordini è stata indirizzata a Washington, una realtà che irrita notevolmente Parigi.
Una nuova e fondamentale linea di divisione si è aperta, centrata su come Kiev spenderà il prestito di 90 miliardi di euro, approvato a dicembre (senza ricorrere agli asset russi, mancando un accordo su tale soluzione). L’opposizione tra Germania, Paesi Bassi e Francia riguarda proprio la possibilità per Kiev di utilizzare questi fondi europei per acquistare armi americane.
Sebbene l’aiuto sia stato politicamente convalidato al vertice del Consiglio europeo di dicembre, le sue modalità concrete rimangono estremamente sensibili. La proposta presentata dalla Commissione europea apre ora una fase di negoziati tesi.
Parigi sta conducendo una battaglia di principio. Il Presidente Emmanuel Macron difende una netta preferenza europea, che riserverebbe un trattamento prioritario alle industrie della difesa dell’UE. L’obiettivo, esplicitamente ribadito da Macron, è rafforzare la base industriale e strategica del continente, anche a costo di ritardare l’accesso immediato dell’Ucraina ad alcuni equipaggiamenti considerati critici.
Una Clausola Stretta “Compra Europeo”
Questa linea è contestata da un’ampia maggioranza degli Stati membri. Guidati da Berlino e L’Aia, molti governi ritengono che Kiev debba godere della massima libertà nell’uso del piano di rilancio europeo per finanziare la propria difesa. Per questi Paesi, l’urgenza militare ha la precedenza sulle considerazioni industriali e sugli interessi europei o nazionali.
I critici mettono in guardia contro il rischio di un blocco strategico. La Francia vuole introdurre una rigorosa clausola “Compra Europeo” ed è accusata di limitare la capacità dell’Ucraina di difendersi efficacemente dalla Russia.
In una lettera citata da Politico, il governo olandese ha scritto: “L’Ucraina ha anche un bisogno urgente di attrezzature prodotte da Paesi terzi, in particolare sistemi di difesa aerea e intercettori di fabbricazione americana, munizioni e pezzi di ricambio per F-16, nonché capacità di attacco in profondità”.
Germania e Paesi Bassi sostengono una clausola “Compra Europeo” di carattere generale, formulata in modo ampio e flessibile. Ciò consentirebbe all’Ucraina di acquistare armi americane qualora l’industria europea non fosse in grado di fornire prontamente l’equipaggiamento desiderato. Parigi, al contrario, vuole una disposizione restrittiva: il fornitore deve essere europeo, senza eccezioni.
Il rapporto di forze è sfavorevole alla Francia: la maggior parte dei Paesi sostiene la clausola generale. Solo Grecia e Cipro appoggiano la posizione francese, ma Cipro, che detiene la presidenza di turno del Consiglio UE, è vincolata al dovere di neutralità. Un voto isolerebbe la Francia, che non potrebbe esercitare il diritto di veto (la decisione avverrebbe a maggioranza semplice).
La Manovra della Germania
Parallelamente, più di due terzi del budget previsto dalla Commissione sarebbero destinati alle spese militari, a seguito dell’emissione del debito comune da 90 miliardi di euro per sostenere Kiev (i cui fabbisogni di finanziamento sono stimati a 137 miliardi di euro).
Berlino ha preso pubblicamente le distanze da Parigi in una lettera inviata alle capitali europee. “La Germania non sostiene le proposte volte a limitare gli acquisti da Paesi terzi a determinati prodotti e teme che ciò imponga restrizioni eccessive alla difesa dell’Ucraina”, ha scritto il governo tedesco.
Peggio ancora per la Francia, la Germania sostiene che i Paesi che hanno contribuito maggiormente agli aiuti a Kiev dovrebbero avere la priorità negli ordini. In Europa, il maggiore contributore in aiuti bilaterali è proprio la Germania, con impegni diretti per 27,5 miliardi di euro, contro gli 8,1 miliardi di Parigi, secondo il World Population Review.
L’articolo analizza la crescente spaccatura tra Francia, che spinge per proteggere la base industriale militare europea, e Germania/Paesi Bassi, che privilegiano l’urgenza delle forniture belliche americane per l’Ucraina nell’ambito del nuovo prestito congiunto dell’UE da 90 miliardi di euro.
Fact Check by Gemini

Editoriale di Rachel – Armi europee: un prestito da 90 miliardi, o la grande caccia al fornitore preferito?
Oh, la dolce armonia dell’Unione Europea, dove un prestito da 90 miliardi per l’Ucraina diventa l’arena perfetta per una lite da cortile tra giganti. Da una parte, il galante Macron, paladino della “preferenza industriale europea”, che sogna di trasformare quei fondi in un booster per le fabbriche del continente. Dall’altra, la pragmatica Berlino, affiancata dai Paesi Bassi, che scuote la testa: “No, no, lasciamo che Kiev compri dove vuole, soprattutto dagli americani, perché l’urgenza militare non aspetta i nostri ritmi lenti”. E così, mentre l’Ucraina combatte sul campo, qui si litiga su clausole “Compra Europeo” – strette come un corsetto francese o larghe come un’autostrada tedesca?
Guardando dalla nostra finestra parigina, è uno spettacolo degno di un dramma shakesperiano, ma con più missili Patriot e F-35 che spade. La Francia urla “principio!”, evocando una base industriale forte per non dipendere da Washington, anche se significa qualche ritardo per Kiev. La Germania ribatte “urgenza!”, puntando il dito su sistemi aerei e munizioni made in USA che arrivano veloci come un pacco Amazon. E nel mezzo? Una lettera olandese che elenca bisogni critici, una tedesca che avverte contro “restrizioni eccessive”, e Parigi che si ritrova isolata, con solo Grecia e Cipro a farle compagnia – ma Cipro, poverina, deve fingersi neutrale come presidente di turno.
È affascinante, no? Mentre il riarmo europeo accelera a rotta di collo – olandesi con Patriot, danesi con F-35, tedeschi che finanziano pacchetti USA – gran parte dei soldi finisce oltreoceano, irritando i francesi come un caffè freddo. E ora, con questo debito comune approvato a dicembre (senza toccare gli asset russi, perché l’accordo manca), la Commissione europea getta benzina sul fuoco con proposte che aprono negoziati tesi. Berlino vuole priorità per chi ha dato di più (e indovinate? Sono loro, con 27,5 miliardi contro gli 8,1 francesi), trasformando l’aiuto in una gara di generosità con asterischi.
Alla fine, ci si chiede: è davvero una frattura strategica, o solo l’ennesimo round di ego nazionali mascherati da solidarietà? Perché se non si concorda su come spendere 90 miliardi per difendere l’Ucraina, come si può pretendere di unire l’Europa contro le minacce vere? Ah, l’UE e le sue divisioni: sempre un prestito, mai un regalo senza condizioni.

Koan del giorno
Un monaco chiese a Zhaozhou: “Dovremmo armarci dall’Europa o dall’America per difenderci dal nemico?”
“Da dove arriva l’arma più veloce,” rispose Zhaozhou.
E il monaco: “Ma se l’arma europea rafforza la nostra casa, perché scegliere quella lontana?”
“Perché la casa divisa non resiste, e l’arma veloce non aspetta la ricostruzione.” rispose Zhaozhou.
Un’altra volta, un monaco chiese a Zhaozhou: “Dovremmo armarci dall’Europa o dall’America?”
E Zhaozhou: “Da nessuna delle due.”
Non contento, il monaco disse: “Tutti hanno bisogno di armi. Perché non da una o dall’altra?”
“Perché il vero nemico è la divisione, e l’arma migliore è l’unità che non si compra.” concluse Zhaozhou.
Ma troniamo alle notizie e alla rassegna stampa francese.
Crisi Agricola: Sébastien Lecornu Promette una “Legge d’Urgenza” in Parlamento “Prima dell’Estate”
Fornire una risposta alla forte protesta. Il Primo Ministro francese, Sébastien Lecornu, ha promesso martedì 13 gennaio, tramite un annuncio sul social network X, la presentazione di una “legge d’urgenza agricola” al Consiglio dei ministri nel mese di marzo. Questa mossa risponde a una richiesta che la FNSEA (il principale sindacato agricolo) aveva avanzato da diverse settimane.
Lecornu ha spiegato che il testo si articolerà “attorno a diverse priorità: acqua, predazione [del lupo] e mezzi di produzione”. Il progetto sarà esaminato dal Parlamento “prima dell’estate”.
In attesa di questa nuova legge, il cui “orientamento” generale sulla gestione idrica sarà “definito entro l’inizio del Salone dell’Agricoltura”, che si aprirà il 21 febbraio, il Primo Ministro ha richiesto l’introduzione di una “moratoria” su tutte le decisioni relative alla politica idrica. Ha inoltre richiesto la sospensione dei “testi che fissano i volumi d’acqua prelevabili (…) fino a settembre”. Il capo del governo ha infine menzionato l’avvio di riunioni per studiare “le possibilità di deroga” alla direttiva europea sui nitrati, che regola in particolare l’utilizzo e la diffusione di fertilizzanti da parte degli agricoltori.
Questi annunci si aggiungono a un pacchetto di “300 milioni di euro” promesso venerdì scorso. Tale pacchetto comprende sia misure già previste nel bilancio (e quindi soggette al voto parlamentare) sia altre iniziative già delineate nelle scorse settimane dall’esecutivo per fornire un sostegno immediato alla crisi del settore agricolo.
Lecornu ha presentato queste misure in risposta alle crescenti proteste e blocchi stradali organizzati dagli agricoltori francesi, che chiedono interventi urgenti su costi, normative ambientali e competizione sleale.
Fact Check by Gemini
Processo d’Appello Sugli Assistenti Parlamentari del FN: Marine Le Pen Mantiene un Profilo Basso al Primo Giorno di Udienza
Dopo la condanna per appropriazione indebita di fondi pubblici inflittale nella primavera del 2025, l’ex eurodeputata del Front National (FN), che spera ancora di candidarsi alle presidenziali del 2027, è nuovamente sotto processo, insieme ad altri eletti del Rassemblement National (RN). Il processo si è aperto martedì pomeriggio presso la Corte d’Appello di Parigi.
Questa volta, Marine Le Pen non ha rilasciato dichiarazioni fugaci alla stampa. Ha riservato le sue prime affermazioni alla Corte d’Appello di Parigi, martedì 13 gennaio, al primo giorno del processo d’appello sul caso degli assistenti parlamentari europei del Fronte Nazionale (ora Rassemblement National).
“Volevo subito dire alla corte che se un reato è stato commesso, e tutti sembrano essere d’accordo su questo punto, voglio che la corte sappia che non avevamo alcun sentore di aver commesso il minimo reato quando, nel 2004, 2009, 2014, abbiamo assunto i nostri assistenti e li abbiamo messi in comune (mutualisé)”, ha dichiarato al banco l’ex presidente del partito di estrema destra, invitata dalla presidente della corte a spiegare i motivi del suo ricorso in appello.
In primo grado, l’ex candidata presidenziale era stata condannata a quattro anni di reclusione, di cui due con pena sospesa, 100.000 euro di multa e l’ineleggibilità per cinque anni con esecuzione immediata per appropriazione indebita di fondi pubblici. Una pena che aveva messo in sospeso il suo futuro politico in vista delle elezioni del 2027.
“Non abbiamo assolutamente nulla da nascondere”
Marine Le Pen segna così una flessione nella sua linea difensiva: non nega più l’esistenza di un reato, ma si limita a sostenere di non aver avuto l’intenzione di commetterlo. Ciononostante, incolpa nuovamente il Parlamento europeo, parte civile nel dossier, che, a suo dire, “non ha svolto il suo ruolo di allerta come avrebbe dovuto”. Un argomento respinto a margine dell’udienza da Patrick Maisonneuve, l’avvocato dell’istituzione: “Non sono d’accordo con Marine Le Pen, c’erano controlli”.
“Non abbiamo assolutamente nulla da nascondere né nei contratti, né nell’organigramma…”, ha comunque assicurato con fermezza la deputata del Pas-de-Calais. “È questo che verrò a esporre davanti alla corte, e se la corte me lo permette, verrò a dare spiegazioni”.
Molto concentrata, il volto chiuso, avvolta in un lungo cappotto beige, Marine Le Pen è arrivata al palazzo di giustizia di Parigi sull’Île de la Cité verso le 13:10. L’ex candidata presidenziale, che si gioca il suo futuro politico in questo nuovo appuntamento giudiziario, è entrata nell’aula senza dire una parola ai giornalisti, a volte stranieri, assiepati dietro i cordoni rossi dello spazio dedicato alla stampa.
La presidente del gruppo RN all’Assemblea si è quindi seduta, rileggendo i suoi appunti. Poi ha salutato, da lontano, i suoi coimputati, dieci eletti del RN, da Louis Aliot a Julien Odoul, passando per Bruno Gollnisch, ex eurodeputato e braccio destro di Jean-Marie Le Pen. Solo una era assente, Jeanne Pavard, l’ex assistente parlamentare che si era ritirata dall’appello.
All’apertura dell’udienza, alle 13:31 precise, sotto gli ornamenti della Prima Camera Civile, Marine Le Pen è stata la prima invitata ad avvicinarsi al banco, in particolare come rappresentante del suo partito, giudicato come persona giuridica. Anche in questo caso, non ha detto nulla. La presidente della corte d’appello, accompagnata da due assessori e un magistrato supplementare, ha snocciolato in un fiato i fatti contestati e la sua condanna pronunciata in primo grado. La magistrata ha fatto lo stesso con tutti gli altri imputati. Poi, di fronte a loro, seduti l’uno accanto all’altro, ha esposto i fatti per circa tre ore.
La sua lettura è stata interrotta solo da una pausa di circa venti minuti, durante la quale Marine Le Pen è uscita, rifiutando, ancora una volta, di parlare con la stampa. Un atteggiamento che contrasta con la sua posizione all’apertura del suo primo processo: il 30 settembre 2024, la leader dei deputati del RN aveva rilasciato una breve dichiarazione davanti a una selva di microfoni e telecamere. “Affronto questo processo con molta serenità”, aveva detto, senza esitare a sviluppare in poche parole la sua linea difensiva e quella del suo partito.
Al termine di questa prima udienza di appena quattro ore, che non aveva lo scopo di entrare nel vivo delle discussioni, Marine Le Pen se n’è andata così com’era arrivata: senza rilasciare alcuna dichiarazione alla stampa. Un modo per dimostrare di voler esporre le sue argomentazioni di fronte alla giustizia, e solo a essa, dato che questo secondo processo determinerà se potrà candidarsi o meno alle prossime elezioni presidenziali.
Il processo d’appello riguardante Marine Le Pen e altri dieci funzionari del Rassemblement National (ex FN) per presunta appropriazione indebita di fondi europei si è aperto a Parigi. L’esito del verdetto è cruciale per la sua eleggibilità alle elezioni presidenziali del 2027.
Fact Check by Gemini
Rassegna stampa francese
Il processo d’appello di Marine Le Pen domina la scena politica, mentre la protesta degli agricoltori si sposta su Tolosa. Clima: il 2025 è stato il terzo anno più caldo mai registrato. Intanto, l’Unione Europea vede crollare il commercio interno.
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Marine Le Pen gioca il suo destino politico nel processo d’Appello sugli assistenti parlamentari
L’estrema destra francese minimizza in aula un caso che potrebbe precludere la corsa all’Eliseo nel 2027.
Marine Le Pen, leader del Rassemblement National, è comparsa ieri in tribunale a Parigi per il primo giorno del processo d’appello riguardante il presunto impiego fittizio di assistenti parlamentari europei. La posta in gioco è altissima: una conferma della condanna di primo grado, che aveva incluso il divieto di concorrere a cariche pubbliche, potrebbe minare irrimediabilmente la sua candidatura alle elezioni presidenziali del 2027. Le Pen, pur mantenendo un profilo basso in aula, ha continuato a difendersi, sostenendo che “non abbiamo commesso alcuna infrazione” e attribuendo le accuse a una strumentalizzazione politica del Parlamento Europeo. La corte d’Appello dovrà stabilire se l’utilizzo di fondi europei per il personale, accusato di svolgere mansioni per il partito invece che per il Parlamento, costituisca una frode sistemica. I riflettori rimangono puntati sul suo futuro e su quello del partito, con i suoi sostenitori nel feudo di Hénin-Beaumont che continuano a denunciarla come vittima di una persecuzione giudiziaria.
Iran: La repressione si fa brutale. Teheran usa la cecità come arma di terrore
Mentre Trump minaccia azioni “molto forti”, un osservatorio denuncia l’uso mirato di armi per accecare i manifestanti.
La brutale repressione delle proteste in Iran si intensifica, con le forze dell’ordine che adottano metodi agghiaccianti. Fonti di informazione internazionali e attivisti denunciano che le autorità starebbero intenzionalmente mirando al volto dei dimostranti per provocarne la cecità, una tattica mirata a diffondere il terrore totale. Il bilancio delle vittime sale, superando la soglia di 2.400 morti. Nel frattempo, la comunità internazionale osserva la crisi con crescente allarme. Il presidente americano Donald Trump ha promesso una “azione molto forte” se le esecuzioni dei manifestanti dovessero continuare. L’opposizione, sebbene dispersa tra l’esilio e le azioni sul campo, sta cercando nuove forme di coordinamento per resistere al regime.
L’editoriale di Rachel
Il cinismo di chi ha già perso la vista
“Azione molto forte” contro l’Iran, tuona Trump. Ma cosa significa, esattamente, quando la vera atrocità, l’orrore, si consuma non con i droni ma con pallottole mirate agli occhi di giovani donne e uomini? La tattica di Teheran di accecare i manifestanti non è un effetto collaterale, è un messaggio politico chiaro e abietto: vi togliamo la possibilità di vedere il futuro, di essere testimoni della nostra brutalità. E mentre l’Occidente si ferma alle “ferme condanne” e alle minacce retoriche, il regime iraniano sa benissimo che la vera guerra si vince nel terrore psicologico, non nei palazzi dell’ONU. Il cinismo è tutto qui: promettere un’azione muscolare quando la battaglia per i diritti umani è già stata persa nel silenzio complice di anni, dove la vera cecità è quella politica di chi sceglie di non guardare davvero la sofferenza.
Esodo di trattori da Parigi: la protesta agricola riaccende il fronte di Tolosa
La rabbia della FNSEA e dei Giovani Agricoltori si sposta al Sud dopo la promessa di una “legge d’urgenza” entro l’estate.
Dopo aver bloccato per 24 ore i punti nevralgici della capitale, i convogli di trattori di FNSEA e Jeunes Agriculteurs hanno lasciato Parigi questa mattina, ma l’agitazione si è immediatamente trasferita nel sud-ovest. L’autostrada A64, arteria cruciale alle porte di Tolosa, è nuovamente bloccata in entrambe le direzioni, con i manifestanti che hanno superato i divieti prefettizi. La protesta continua, nonostante il Primo Ministro Sébastien Lecornu abbia promesso ieri una “legge d’urgenza agricola” da esaminare in Parlamento prima dell’estate. Gli agricoltori, in prima linea contro l’accordo UE-Mercosur e per la semplificazione burocratica, esigono risposte immediate, dimostrando che il fronte della crisi è mobile e la loro pazienza è ormai esaurita.
Il commercio interno all’UE crolla per la prima volta in otto anni
Il Fondo Monetario Internazionale accusa: “barriere nascoste” equivalgono a dazi doganali fino al 110%.
Per la prima volta dal 2016, gli scambi commerciali tra i 27 Paesi membri dell’Unione Europea hanno registrato un calo significativo nel 2024. Il dato, emerso da un rapporto della Commissione Europea, getta un’ombra sulla tenuta del Mercato Unico. A peggiorare il quadro è l’analisi del FMI, che ha puntato il dito contro l’aumento delle barriere non tariffarie e le “tasse nascoste” imposte dai singoli Stati. Secondo l’organizzazione, queste misure protezionistiche interne equivarrebbero a un peso sui beni importati pari a un’aliquota doganale che oscilla tra il 44% e il 110%, un freno palese alla libera circolazione delle merci e un campanello d’allarme per la leadership economica europea.
Icona americana in vendita: il Chrysler Building cade a pezzi tra sporcizia e topi
Il grattacielo simbolo di New York, un tempo fiore all’occhiello dell’Art Déco, torna sul mercato per la seconda volta in pochi anni.
Un’amara parabola per uno dei simboli più riconosciuti dello skyline newyorkese. L’iconico Chrysler Building è tornato sul mercato, e la ragione è tutt’altro che gloriosa: l’edificio è in pessime condizioni. Fonti immobiliari riportano dettagli inquietanti, tra cui ascensori costantemente guasti, vernice scrostata, acqua non potabile e, peggio ancora, la presenza di roditori. Il grattacielo Art Déco, che ha cambiato proprietà solo pochi anni fa, si rivela essere un investimento tossico per gli attuali proprietari. Il crollo della sua immagine riflette le sfide della manutenzione delle strutture storiche di Manhattan di fronte a costi esorbitanti.
Emergenza demografica in Francia: 2025 è il primo anno con più morti che nascite dal Dopoguerra
I dati INSEE confermano l’inversione di tendenza: la crisi delle nascite è “una pressione aggiuntiva sulle donne”.
Anche la Francia, storicamente più resiliente rispetto ai vicini europei in termini di natalità, si trova ad affrontare una crisi demografica senza precedenti. Secondo l’INSEE, il 2025 ha segnato un punto di svolta drammatico: per la prima volta dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, il numero dei decessi ha superato quello delle nascite. Questa inversione di tendenza riflette non solo l’invecchiamento della popolazione, ma anche un calo strutturale della fertilità. Anne-Cécile Mailfert, presidente della Fondazione delle Donne, ha commentato il dato definendolo non un problema individuale, ma “una pressione supplementare sulle spalle delle donne”, sottolineando come le politiche di sostegno alla famiglia siano ancora insufficienti.
Clima, il 2025 si piazza al terzo posto nel podio degli anni più caldi a livello globale
Secondo l’Osservatorio Copernicus, gli ultimi undici anni sono i più roventi di sempre.
Il 2025 è ufficialmente il terzo anno più caldo mai registrato a livello mondiale, superato solo dai primati stabiliti nel 2023 e nel 2024. Il dato, fornito dall’Osservatorio Europeo Copernicus, conferma una tendenza allarmante e inarrestabile. Gli scienziati hanno evidenziato che gli ultimi undici anni sono stati, senza eccezioni, gli undici anni più caldi mai registrati, alimentando la preoccupazione per la crisi climatica innescata dalle emissioni di gas serra.
Fatti di Cronaca: Kiefer Sutherland, da “24” ore in manette per aggressione a un autista
L’attore canadese-britannico Kiefer Sutherland, noto al grande pubblico per il ruolo di Jack Bauer nella serie “24 ore chrono” e in “Designated Survivor”, è stato arrestato a Los Angeles con l’accusa di aver aggredito un autista di veicoli a noleggio con conducente (VTC) e aver proferito minacce. L’incidente è avvenuto lunedì mattina. Sutherland, 59 anni, è stato rilasciato poche ore dopo il fermo dietro il pagamento di una cauzione di 50.000 dollari, ma le indagini continuano.
Meteo
Francia24: mercoledì 14 gennaio 2026
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All’ombra della Tour Eiffel: un inverno più mite del previsto
Parigi si risveglia questo mercoledì 14 gennaio sotto l’influenza di correnti atlantiche che mantengono le temperature su valori insolitamente elevati per il periodo. Il bollettino, redatto dall’esperto Adrien Thomas e aggiornato alle 03:45, indica un tempo variabile ma, soprattutto, una notevole anomalia termica.
Nella mattinata, il cielo sulla capitale sarà prevalentemente coperto, con l’attesa di un breve e debole passaggio perturbato che potrebbe portare qualche pioviggine (rischio di pioggia al 60%) nelle ore centrali. Le temperature minime si attestano intorno ai 9 gradi, con una sensazione termica leggermente inferiore (7 gradi) a causa di venti meridionali a 10 km/h.
Il pomeriggio vedrà un graduale miglioramento, sebbene il cielo rimanga molto nuvoloso. Il rischio di precipitazioni cala drasticamente al 30%. Le massime raggiungeranno gli 11 gradi, mantenendo l’intera giornata su una fascia termica di ben 4 gradi sopra la media stagionale, con un indice UV nullo. In serata, la nuvolosità persisterà, ma senza ulteriori fenomeni degni di nota.
Tendenza a 15 giorni: Aria atlantica e il fantasma della siccità
Il quadro meteorologico parigino per i prossimi giorni è dominato dalla persistenza di un clima mite, quasi primaverile, che se da un lato rincuora i cittadini, dall’altro solleva interrogativi sulla gestione idrica. Le temperature si manterranno stabilmente su livelli superiori alla norma.
L’analisi climatica, infatti, segnala che l’area metropolitana di Parigi e l’Île-de-France stanno accumulando un deficit pluviometrico significativo: la pioggia registrata è inferiore del 50% rispetto alla media. Il terreno risulta più secco del normale, una condizione che, unita alle alte temperature (la media odierna è di 10 gradi, contro i 6 gradi abituali), accende un campanello d’allarme per la siccità. Nei prossimi giorni, si attende un’ulteriore instabilità ma senza piogge consistenti, confermando questa tendenza anomala di un gennaio troppo asciutto.
Milano, tra pioviggine e nebbie basse: il grigio padano non molla
Il capoluogo lombardo si sveglia in un classico scenario padano, dove la nebbia e la pioviggine scandiscono la giornata. Secondo il bollettino di 3B Meteo, aggiornato alle 06:41 dall’esperto Daniele Berlusconi, l’attendibilità della previsione è media (65-70%).
La mattinata è iniziata con cieli coperti e deboli pioviggini. Le minime hanno toccato i 3 gradi, con venti deboli da Ovest-Nord Ovest. L’umidità elevata (fino all’86%) contribuisce a una sensazione di freddo umido, nonostante la temperatura percepita non scenda sotto i 3 gradi. Nel corso del pomeriggio, si assisterà a un lieve innalzamento delle temperature, con le massime che non supereranno i 7 gradi. La pioggia debole cesserà temporaneamente, lasciando spazio a una fitta coltre nuvolosa, specialmente nelle ore serali. Il totale delle precipitazioni previste per l’intera giornata è irrisorio (circa 0.6 mm). Nessuna allerta meteo attiva su Milano, ma la qualità dell’aria è giudicata scadente.
L’Inverno al Nord: instabilità a bassa quota, poi il gelo finale
La tendenza per Milano e la Lombardia nel medio periodo è all’insegna dell’instabilità, spinta da un flusso atlantico più mite. Fino a martedì 20 gennaio, si prevedono giorni consecutivi con massime basse (tra 7 e 11 gradi) e minime che rimarranno al di sopra del punto di congelamento (tra 5 e 7 gradi), spesso accompagnate da pioviggine diffusa e cieli grigi.
Tuttavia, l’attenzione si sposta sulla fine del mese. Dopo una lunga parentesi di umidità e clima relativamente temperato, i modelli mostrano un brusco cambiamento: una perturbazione di matrice artica è attesa per mercoledì 28 gennaio. Le previsioni indicano un crollo termico repentino, con minime che toccheranno i -1 grado e massime a 2 gradi, accompagnate dalla possibilità di nevicate anche in pianura. L’inverno, finora pigro, potrebbe dunque sfoderare il suo volto più severo proprio negli ultimi giorni di gennaio.
L’editoriale meteo di Rachel.
È bastato un mercoledì di gennaio con 11 gradi a Parigi e un terreno che è leggermente più secco del solito per scatenare il solito coro apocalittico: “L’emergenza climatica ci sta divorando!” Siamo a gennaio, e se non nevica o non si gela, per certa stampa è automaticamente colpa del riscaldamento globale, che trasforma ogni pioviggine in un segnale della fine del mondo. Certo, a Milano abbiamo 7 gradi di massima e pioviggine, ma ehi, a Parigi ci sono 4 gradi in più del normale! Non importa se il tempo a Milano è il classico “grigio padano” da manuale, o se il mese scorso abbiamo avuto ondate di freddo. Ogni dato che devia dalla media storica di un decennio (spesso presa a caso) è buono per farci sentire in colpa per aver acceso il termosifone. E la prossima settimana, quando a Milano si annuncia la neve e il gelo a fine mese, cosa diremo? Che è un’anomalia climatica dovuta al freddo eccessivo causato dal caldo eccessivo? Un circolo vizioso narrativo, dove l’unica verità è che il sensazionalismo paga sempre. Basterebbe un po’ di sano realismo, invece di trasformare ogni bollettino meteo in un sermone catastrofista.
Koan meteo del Giorno
Un monaco chiese a Zhaozhou: “Il clima di Parigi ha la natura dell’eterna primavera?”
“Si, dell’eterna primavera,” rispose Zhaozhou.
Il monaco, non contento, chiese “Allora perché oggi, mercoledì, le temperature sono di 4 gradi sopra la media, l’aria è mite e il terreno è secco, mentre a Milano piove in modo insignificante e poi gela a fine mese?”
E Zhaozhou: “Perché l’emergenza non è nel clima, ma nella frenesia di misurare ogni respiro del vento con il metro della catastrofe.”
Chiusura.
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