Ad aprire questo secondo capitolo della rubrica Koly tra le righe, siede la figura di Victor Hugo, artista poliedrico che attraverso le sue parole ha dato voce agli emarginati e alle più profonde sfumature dell’animo umano.
Il poeta che pensava alla genti
I suoi romanzi sono opere complesse e magistrali che esplorano ogni aspetto delle emozioni umane. I suoi personaggi, per quanto a volte eccessivi e poco realistici, possiedono un’energia e una vivacità incredibile che fanno sì che restino impressi nella memoria di chi li legge.
Victor Hugo si distingue infatti dagli autori suoi contemporanei poiché non si concentra su un singolo personaggio o su un’unica emozione. Le sue sono opere impregnate di umanità che egli ricerca tra gli ultimi, tra i poveri, tra chi soffre, non solo per amore ma anche a causa di paura, fame e persecuzioni. E a loro Hugo dà voce.

Non solo padre del Romanticismo
Nel 1827, nella prefazione alla tragedia Cromwell, lo scrittore confronta i principi estetici del classicismo e quelli dell’arte moderna, rivendicando il libero arbitrio da parte dell’artista rispetto ai rigidi canoni del teatro classico. Di fatto dichiarando la supremazia dell’arte moderna. Questa posizione farà di Hugo, l’emblema del Romanticismo.
Il suo pensiero non si limita però ad una sola corrente filosofico-letteraria in quanto egli va oltre la malinconia tipica del Romanticismo. Attento osservatore degli eventi del suo tempo, Hugo li descrive con lirismo e realismo, alternando satira e retorica.

Una via politica
I vari lutti nella sua vita e gli insuccessi di alcune sue opere teatrali lo porteranno ad una profonda depressione che lo terrà per un intero decennio lontano dalla produzione letteraria. Inizia così il suo viaggio nella politica dove verrà eletto tra i conservatori di Parigi, nonostante le sue posizioni continuino a difendere i principi di tolleranza e democrazia.
Tuttavia, con il colpo di stato di Napoleone III nel 1852, che instaura un regime autoritario, Hugo per essersi opposto fermamente, sarà costretto all’esilio. Rifugiatosi nelle Isole Normanne, a Guernesey, vi rimarrà fino alla caduta del Secondo Impero, sostenendo da lì i repubblicani e criticando apertamente Napoleone III.

La parola al popolo
Durante l’esilio, Hugo scriverà alcune delle sue opere più emblematiche, tra cui I Miserabili, L’Uomo che ride, I lavoratori del mare e La leggenda dei secoli. Questi testi esprimono il suo profondo impegno per la giustizia sociale e la speranza di un riscatto umano che il socialismo potrebbe realizzare, instaurando una società più equa.
Hugo rimane un simbolo di lotta contro l’ingiustizia sociale, la pena di morte, l’oppressione delle donne e il lavoro minorile. Difensore del suffragio universale, della libertà di stampa e di un’istruzione laica e gratuita, Hugo ha pagato il prezzo delle sue idee con quasi vent’anni di esilio.
La sua opera e il suo pensiero continuano a essere profondamente attuali, poiché egli aveva anticipato la visione di un mondo che non si è realizzato come aveva sperato.
Vedremo da vicino nel prossimo episodio Les Miserables.
