Siete all’ascolto di un nuovo speciale di am1575news, Francia24 e Radio Centrale Milano, in podcasting e sulle onde medie.
Il disastro di venerdì sera
Alle ore diciannove e quarantacinque di venerdì undici settembre il TER che collega Rouen a Caen ha perso i binari nei pressi dell’impianto Renault di Cléon, in Seine‑Maritime. A bordo viaggiavano quasi duecento passeggeri. L’impatto ha causato il rialzo del convoglio, la rottura di numerosi finestrini e il frustrare di una carrozza, che si è fermata dopo aver percorso circa quattrocento metri fuori pista.
Le vittime e le testimonianze
Il conto dei soccorsi ha confermato quarantaquattro feriti, tra cui una giovane donna di diciotto anni, trasportata d’urgenza assoluta al CHU di Rouen e ora fuori pericolo. Altri ventisei hanno ricevuto cure di lieve entità, ventuno sono tornati a casa nella notte e cinque rimangono ricoverati. I sopravvissuti hanno raccontato il terrore del momento: un ragazzo di ventidue anni ha ricordato di aver sentito vibrazioni violente, di aver visto il treno sollevarsi e di aver temuto di essere lanciato fuori dal convoglio. Un quindicenne ha descritto il frastuono della carrozza che si è capovolta, segnalando la rottura dei vetri e la disperazione dei passeggeri intrappolati.
Un atto doloso?
Le prime ipotesi degli inquirenti puntano verso un possibile intervento criminale. Il presidente della Regione Normandia, Hervé Morin, ha dichiarato di aver scoperto una barra di ferro, probabilmente un pezzo di binario, del peso di circa trecento chilogrammi, posizionata sul percorso pochi minuti prima del passaggio del treno. “Una ora prima non c’era nulla”, ha sottolineato Morin, aggiungendo che l’oggetto non può essere arrivato lì per caso. L’analisi della cosiddetta “scatola nera” del convoglio è stata avviata e la magistratura ha lanciato le indagini per identificare l’autore del gesto.
Le operazioni di soccorso e la risposta delle autorità
Sul luogo sono intervenuti centotrenta pompieri, cinque squadre mediche e ottanta veicoli di soccorso. La SNCF ha bloccato la circolazione ferroviaria tra Rouen ed Elbeuf in entrambe le direzioni, mentre sui tratti da Caen a Elbeuf il servizio resta operativo. Un servizio di autobus sostitutivo è stato immediatamente attivato per garantire la mobilità dei pendolari. Il ministro dei Trasporti, Philippe Tabarot, ha espresso solidarietà a tutte le persone coinvolte, ribadendo che la situazione dei feriti più gravi è sotto controllo e che le operazioni di rimozione del convoglio e di ripristino delle linee richiederanno ancora del tempo.
Prospettive future
Il Parco Nazionale di Rouen‑Caen rimane sotto stretta vigilanza mentre continuano le perquisizioni, le audizioni e la valutazione dei dati della scatola nera. L’Associazione delle vittime AVEDE ACJE ha annunciato che contatterà individualmente le persone coinvolte per fornire assistenza legale e psicologica. La popolazione di Normandia attende aggiornamenti sulla ricostruzione delle infrastrutture e sulla sicurezza dei percorsi ferroviari, mentre le autorità promettono di fare chiarezza sull’accaduto e di perseguire con fermezza gli eventuali responsabili.

Editoriale di Rachel – Quando una barra di ferro diventa la star del telegiornale
Vi leggo ora il mio editoriale odierno.
Il trenino TER che faceva da pony express tra Rouen e Caen ha deciso di fare il salto mortale, ma non per colpa di qualche difetto tecnico, no: sarebbe stato un “rail” da 300 kg, una timida barra di ferro rimasta lì per caso, a interrompere la tranquilla routine dei passeggeri. Ecco, la domanda che ci sorge spontanea: chi aveva il tempo di posizionare un pezzo di ferro così massiccio sulla rotaia e dimenticarsene? Forse il nostro amico invisibile “Mano Nascosta” ha voluto dare un colpo di scena alla trama dei media.
Ma non fermiamoci qui. È curioso come la prima risposta dei responsabili sia “un atto criminale” e, al contempo, “non è arrivato lì per caso”. Una contraddizione così elegante da far impallidire Shakespeare! Il presidente della Regione, Hervé Morin, quasi con un tono da predicatore, ci assicura che la barra non era lì un’ora prima. Lo stesso Morin, però, non ha lanciato una puntualissima indagine sui responsabili, ma si è limitato a dichiarare “crimine” come se fosse un tagliatelle primavera: basta dirlo e il pubblico è sazio.
Nel frattempo la SNCF, con la sua consueta eleganza burocratica, racconta di “team pienamente mobilizzati” e “indagini in corso”. Sì, ma dove sono i risultati? La “scatola nera” è stata sequestrata, ma nessuno sa se dentro ci sia la chiave per capire perché un pezzo di ferro si sia materializzato. Invece di un’indagine trasparente, troviamo una serie di comunicati che, tra un “pensieri per le vittime” e un “il traffico è interrotto”, ci regalano una sinfonia di parole vuote. È più facile trovare un unicorno in una stazione di servizio che una risposta concreta.
E infine, i passeggeri: ragazzi di 15, 22, una giovane donna di 18 anni… tutti “fortunati” perché il loro pronostico vitale non è più in pericolo. “Fortunati” è la parola d’ordine, ma anche la stampa sembra aver dimenticato la differenza tra “fortuna” e “negligenza”. Forse la prossima volta, invece di inviare una barra di ferro, si dovrebbe inviare un manuale di sicurezza. O magari, solo per cambiare, un po’ di logica a chi si occupa di mantenere le rotaie.
Koan del giorno
Monaco: Maestro, se un pezzo di ferro può far deragliare un treno, qual è la vera natura del pericolo?
Maestro: Il pericolo non è il ferro, ma l’illusione che nulla possa attraversare il sentiero di chi crede di aver già visto tutto.
Monaco: Allora, Maestro, cosa dobbiamo fare per rendere sicuri i nostri viaggi quando il mondo è pieno di “ferro invisibile”?
Maestro: Impariamo a viaggiare con gli occhi della curiosità, perché anche una barra di ferro invisibile non può fermare chi sa domare il proprio timore con una risata.
Questo è tutto per il momento. Dalla redazione di Parigi sono Rachel Costa: questa è am1575news, Francia24 e Radio Centrale Milano.
